Nello sport italiano stiamo vivendo giorni di retorica stucchevole, quasi nauseabonda.
Con la morte di Alex Zanardi si sono aperti i rubinetti: Campione oltre ogni limite. L’uomo che non si è mai arreso. Simbolo di resilienza. Inno alla vita. Eroe che ha sorpassato paura e pietà. Leggenda. Simbolo di coraggio. Campione di sport e di vita. Ha riscritto il significato della parola disabilità.
Ma perchè scusate? Tutti gli altri atleti paralimpici che ogni giorno si allenano duramente, che ogni giorno soffrono e combattono in mille discipline diverse per dimostrare di valere qualcosa, non sono TUTTI simboli di coraggio, relisienza e forza interiore? Perchè Alex Zanardi dovrebbe essere così diverso? Chiunque si ritrovi in una situazione sfortunata e riesca a reagire in questo modo, non fa che dimostrare l’essenza della natura umana, che è quella di non arrendersi mai, nemmeno di fronte alle difficoltà più insormontabili. Alex Zanardi era semplicemente questo: un uomo sfortunato che ha combattuto contro la sua disgrazia esattamente come lo fanno altri milioni di persone ogni giorno, sia nel mondo sportivo che non.
Kimi Antonelli vince la terza gara consecutiva in Formula 1: Prodigio. Wonderkid. Talento eccezionale. Nuova superstar. Fenomeno. Il futuro che si fa presente.
In realtà Kimi Antonelli è solo il prodotto di una Formula 1 ormai snaturata e deformata fino alla radice. Uno sviluppo tecnologico impressionante ha trasformato della auto da corsa in vere e proprie centrali elettroniche, dove il pilota pù bravo non è più quello che rischia nell’entrata in curva, ma quello che riesce a gestire al meglio le mille variabili elettroniche che ha a disposizione sul suo volante. Il pilota di oggi è solo un ragioniere che viaggia a 300 all’ora. Ecco perchè oggi ragazzini anonimi possono uscire dal nulla e diventare di colpo campioni del mondo, senza più avere un decimo delle qualità di guida che vantavano gente come Mansell, Senna o Schumacher.
L’Inter vince lo scudetto, l’eroe del giorno è l’allenatore Christian Chivu: Da ripiego a artefice del trionfo. Ha zittito gli scettici. Leggenda nerazzurra. Condottiero. Tecnico, psicologo, amico e leader. Predestinato che ha trafitto lo scetticismo.
Qui non serve nemmeno descrivere quanto sia marcio il mondo del calcio, fatto di primedonne che portano a casa diversi milioni di euro ogni anno, per sgambettare più o meno allegramente sui campi erbosi ogni domenica. Idem per gli allenatori: principesse strapagate il cui unico compito è quello di gestire e tenere insieme uno spogliatoio di primedonne che ormai con l’amore per il calcio hanno ben poco da spartire.
Nei tre casi recenti che abbiamo visto, lo sproloquio della retorica è qualcosa di nauseabondo, che finisce per tradire e cancellare la natura stessa degli eventi che vorrebbe descrivere. Perchè lo facciamo? Perchè sprecare parole come “eroe”, “prodigio” o “leggenda” quando siamo di fronte a normalissimi eventi della vita, che hanno tutto a che fare con la natura umana e decisamente nulla a che fare con il sovrannaturale?
Massimo Mazzucco




