Non appena abbandoniamo la nostra ragione e ci accontentiamo di affidarci all’autorità, non c’è fine ai nostri problemi.” Bertrand Russell

di Daniele D'Innocenzio

C’era una volta, e forse c’è ancora, un uomo che camminava a testa bassa non per timidezza, ma per obbedienza. Aveva imparato a non guardare troppo in alto, a non pensare troppo. Gli avevano insegnato che la verità era già stata scritta e consegnata a chi ne sapeva più di lui. Quest’uomo non è un personaggio di fantasia: rappresenta ognuno di noi quando accettiamo un patto tacito, io rinuncio a pensare, tu mi dici cosa fare. Un accordo rassicurante finché non ci accorgiamo di aver scambiato la libertà con la tranquillità. Russell ce lo ricorda con lucidità chirurgica: la resa intellettuale è la malattia più diffusa della storia umana.

Immagina un mondo dove decisioni morali, politiche e scientifiche vengono delegate non a chi è più saggio, ma a chi ha un titolo, un microfono o milioni di follower. Un mondo in cui la verità non si dimostra, si proclama. Questo mondo non è immaginario. L’abbandono della ragione non avviene con un colpo di stato, ma con un sospiro di sollievo: finalmente non devo pensarci io. È la tentazione del pilota automatico, ed è letale. L’autorità, infatti, non è un depositario neutrale della verità, ma un sistema di potere che, se non costantemente interrogato, degenera in dogma e oppressione.

Oggi, questa autorità non indossa più solo toghe o corone, ma pixel. Si nasconde dietro algoritmi, influencer, guru e feed personalizzati. Abbiamo sostituito il prete con il podcast, il libro con il post virale, ma la dinamica resta identica: affidarsi invece di capire. Ci accontentiamo di slogan, grafici semplificati e opinioni confezionate. Non leggiamo più, scorriamo; non analizziamo, seguiamo i like. Abbiamo democratizzato l’informazione, ma disimparato a usarla, creando una società iperconnessa ma intellettualmente impoverita, dove la verità è diventata una questione di popolarità e l’engagement premia semplificazione e pregiudizio. Russell rabbrividirebbe non per la tecnologia, ma per come la usiamo: non come strumento di liberazione, ma come gabbia dorata per la nostra attenzione.

Come capire se stai cedendo la tua ragione? I sintomi sono chiari: accetti affermazioni senza chiederti su cosa si basino, ti senti a disagio di fronte al dubbio, confondi il successo o l’eloquenza con la verità e ripeti mantra come “è sempre stato così”. Se qualcuno ti chiede “perché?” ti irriti, invece di accenderti di curiosità. Ti circondi di voci che ti confermano e fuggi dal confronto. La parola chiave nella frase di Russell non è “autorità”, ma “accontentarsi”. Non si tratta di coercizione, ma di una resa volontaria nata da stanchezza o frustrazione. È la forma più sofisticata di schiavitù. Chi si arrende crede di aver guadagnato pace, ma ha perso l’unica cosa che lo rende umano: la capacità di governare se stesso attraverso il pensiero.

Usare la ragione, però, non significa credersi infallibili. Significa accettare di poter sbagliare, praticare umiltà intellettuale e dire: “non so, ma voglio capire”. La ragione non è solitudine né elitismo; è dialogo, apertura e ricerca continua. Chi la esercita non rifiuta l’autorità o la tradizione, le mette alla prova e le interpreta. È l’unica vera garanzia di una democrazia viva, perché senza cittadini pensanti le elezioni diventano rituali e le leggi copioni scritti da altri. Una società libera non è quella senza autorità, ma quella in cui l’autorità è costantemente scrutinata dalla ragione dei suoi membri.

Come riappropriarsene? Inizia chiedendoti “perché?” finché non tocchi la roccia delle evidenze. Leggi chi ti contraddice non per convertirti, ma per testare le tue convinzioni. Impara a riconoscere i bias cognitivi e a distinguere fatti, opinioni e manipolazione. Pratica il dubbio come strumento di pulizia mentale e insegna agli altri come pensare, non cosa pensare. Celebra gli errori come cicatrici di un pensiero vivo, resisti alla fretta e sii fedele alle evidenze, non alle identità. Ogni atto di pensiero è un atto politico.

Russell non ci ha lasciato solo un avvertimento, ma un compito: non smettere mai di pensare. Quando smettiamo, qualcun altro lo farà al posto nostro, guidato non dal nostro interesse, ma dalla sete di potere. La ragione è l’unico antidoto alla tirannia, non perché sia perfetta, ma perché è libera e nostra. La domanda finale è esistenziale: stai usando attivamente la tua ragione o ti sei accontentato di affidarti all’autorità? La risposta non è sui social o nei manuali, ma nella stanza silenziosa dentro di te, dove puoi chiederti: cosa penso davvero? E cosa sono disposto a fare per difenderlo?

La storia umana è un pendolo tra l’ombra dell’autorità e la luce della ragione. Ogni volta che scegliamo di pensare e dubitare, lo spingiamo verso la luce. Come scrisse Russell in Matrimonio e morale: “La paura dell’amore è la paura della vita, e chi ha paura della vita è già morto per tre quarti”. Allo stesso modo, la paura della ragione è la paura della libertà. E chi ha paura della libertà non vivrà mai davvero.

Comments  
La gente accetta questo perché preferire una verità preconfezionata e meno faticoso e offre la rassicurante illusione di non avere responsabilità. Pensare da soli , spesso genera incertezza e solitudine, mentre l'obbedienza spesso regala un senso di appartenenza e la comodita di avere sempre un colpevole pronto se le cose ti vanno male.
Meglio una sicurezza emotiva che una lucidità intelletuale, alias meglio una bugia che fa star bene piuttosto che una verità scomoda.
In filosofia, si chiama il sonno della ragione, uno stato di incoscienza volontaria che ci mette al riparo dai dubbi, ma ci espone ai padroni del potere, anch'essi non immuni dal sistema e con gli stessi problemi ma da prospettive diverse.In breve la vita è troppo breve per sprecarla nel dubbio,meglio godersi il presente senza l'affanno di aprire porte o cercare verità profonde che non avremo comunque il tempo di vivere o attraversare.
Io personalmente non ho mai smesso di pensare ne ho mai fatto patti.
Anzi il pensare troppo e nemico dell'azione, e spesso mi ha limitato in questa vita.
Abbassare la testa è un gesto tipicamente considerato debole e sessista. Dante enuncia però (quanto mi piace questo vocabolo) che chi alzò lo sguardo pensando di raggiungere Dio fosse un semplice Superbo.

Come la pensate voi? Mettete like se vi piace




L'incolpevole direbbe "Forza Roma" e Venditti approverebbe?

Blind Faith (Fede Cieca) - Banksy - Londra - 2026
A troppe persone basta sopravvivere.
Ho incontrato tante, troppe persone, durante il periodo del Covid, che dicevano: "non so cosa stia succedendo, ma mi adeguo, preferisco continuare ad andare al ristorante". Le stesse che oggi continuano a fare una vita "normale", ignorando ciò che accade nel mondo, convinti che ormai le decisioni siano state prese da qualcun'altro.
Tutto questo, moltiplicato per milioni di individui che hanno abbandonato ogni capacità decisionale e consegnato le chiavi della propria liberta ad altri, crea il mondo distopico profetizzato dai saggi filosofi del secolo scorso.
Kafka lo aveva previsto, aveva previsto la gabbia del potere.
Il personaggio, Gregor Samsa, si trova invischiato in un labirinto indistricabile dove il potere c'è, opprime ma non è riconoscibile, non ha un volto, non ha dimensione. E' presente ma è lontano, irraggiungibile.
Sulla testata "Inchiostro Nero" www.inchiostronero.it/.../ c'è un bell'articolo che parla di questo e di come lo ha descritto, appunto, Kafka.

Quote:

io rinuncio a pensare, tu mi dici cosa fare. Un accordo rassicurante finché non ci accorgiamo di aver scambiato la libertà con la tranquillità.

Frase che ben inquadra l'essenzialità dell'uomo medio, i Travèt del "lasciami tranquillo che poi si vedrà"...
Inno all'ipocrisia.

Ideare e promuovere attivamente da una posizione privilegiata, e grazie al potere della propria casta, un sistema sociale basato sull'egoismo più deteriore e che distragga l'uomo dall'accesso alle sue potenzialità e, contemporaneamente, selezionare con cura maniacale il materiale per istruire un processo per una condanna senza appello ai distratti: questo è il personaggio Bertrand Russell, campione della cricca che ha voluto e saputo utilizzare a suo vantaggio e a detrimento dell'umanità l'era del progresso scientifico.

E, se volete, cercate su google: fabian society famous members

#6 oeta

Grazie per la segnalazione.

Quote:

OETA: Kafka lo aveva previsto, aveva previsto la gabbia del potere.

Il mio sogno - rimasto nel cassetto - era di fare "Il castello" di Kafka con Paolo Villaggio protagonista.

Villaggio era entusiasta, ma il suo produttore, Cecchi Gori, non volle rischiare "un film d'autore" (così mi disse), e il film non si fece mai.
"Una società libera non è quella senza autorità, ma quella in cui l’autorità è costantemente scrutinata dalla ragione dei suoi membri"

mi pare roba già sentita e ri- sentita ..
se poi e va da se, riflettiamo un poco, c'hanno fatto pure un movimento politico su certe massime, allora ci dovremmo chiedere ma come si fa? ma di cosa stiamo a parlare??

no cari amici, il percorso verso la nuova consapevolezza rivendica coraggio, tanto coraggio necessario già solo per avviare un processo di de- strutturazione e di de- programmazione tali da porci in una condizione di totale incertezza ..
segue un breve passo tratto da la fine di tutto il male di jeremy Locke - in fondo lascio LINK per scaricare il file .pdf - viva- mente consigliato..

"Sei nato in questo mondo sovrano della tua mente e della tua vita.
Le tue capacità di pensare, sentire, imparare ed amare sono le tue
libertà. Queste tue capacità sono infinite. Tu hai valore infinito.
Il male cerca di distruggere la tua libertà. Cerca di avere autorità su
di te. Non vuole che tu abbia libertà. Il male cerca di distruggerti per
poterti usare come un burattino.
L’applicazione del male si chiama autorità. L’autorità è ciò che il
male mette in atto quando esercita il controllo sulla vita della gente.

L'autorità limita la tua capacita di imparare, di pensare, di sentire, di
amare e di crescere. Ecco perché l'autorità è il male.
Le autorità non sono coincidenze. Sono specificatamente create da
persone intelligenti per controllarti. Ci sono due strumenti che il
male utilizza per realizzare questo. Entrambi gli strumenti
distruggono la libertà. Sono la cultura e la violenza.

Ognuno di questi strumenti dell'autorità ha delle armi che vengono
usate per attaccare la tua libertà. Le armi della violenza sono il furto,
l’imprigionamento, la tortura, lo stupro e la morte. Le armi della
cultura sono la legge e il controllo della parola.
Il male viene implementato a forza nella vita delle persone. Il male
vuole che tu obbedisca alla sua autorità. Usa le armi della violenza su
tutti quelli che non obbediscono. Usa le armi della cultura per
mantenere l’obbedienza che riesce ad ottenere."

giuliarodi.com/.../...
#9 Redazione
Paolo Villaggio

Quote:

Villaggio era entusiasta, ma il suo produttore, Cecchi Gori, non volle rischiare "un film d'autore"

Mi dispiace che sia andata così, penso che sarebbe stato, veramente, un film d'autore come Villaggio (mai troppo ricordato) sapeva fare.
Però fece "Il segreto del Bosco Vecchio" su romanzo di Dino Buzzati.
Film, a mio parere, DEGNO di essere visto: all'inizio, per chi non lo conosce, sembra un po' stanco e incomprensibile, ma poi si svela per il capolavoro che è.
Ma non voglio dilungarmi con questo OT. Scusami. :-D
Una volta lessi una cosa, ma non ricordo più dove:

"Il diavolo non può farti nulla se non non lo inviti, ma lui fa in modo che tu non abbia alternative".

Quote:

Sono la cultura e la violenza.

Mhh per la violenza, si per la cultura almeno a livello etimologico, dissento, visto che cultura è una coniugazione verbale. È un continuo coltivare la propria anima, quindi stiamo facendo cultura anche ora in questo ambito.
Al massimo cambierei con Istruzione, o ancora più giusto con addestramento.
#13 Tianos 11-05-2026 13:52

il tuo dissentire è comprensibile ed è stato il medesimo disappunto che ho avuto anch'io quando avevo approcciato il concetto la prima volta..
è estremamente facile cadere nell' inganno, perchè la cultura è controllo della parola..
e nel merito, riporto a seguire un altro breve passo tratto da la fine di tutto il male di jeremy Locke

"Le culture sono create per proteggere le strutture del potere. La
cultura è il gendarme dell’autorità.
La cultura distorce i principi per difendere l’autorità del male. La
cultura deve convincerti che non è sbagliato quando la legge
sottomette il tuo valore e distrugge la tua libertà. Ci riesce
corrompendo il concetto di moralità.

La moralità è la libertà. L’immoralità è il male. L’esercizio e la
difesa della libertà sono morali. La distruzione della libertà è
immorale. Questa è la pura e semplice verità della moralità.
La prudenza è la corretta applicazione dei principi. L’imprudenza è
idiozia. La prudenza non è moralità. Non è immorale prendere a calci
una grossa roccia a piede nudo, ma probabilmente è stupido. La
prudenza è una questione di applicare i principi e la saggezza che hai
acquisito nella tua vita per raggiungere gli obiettivi che hai per te
stesso. Questo è reso possibile dalla libertà. Senza libertà, la
prudenza non ha senso. La moralità deve venire prima della
prudenza.
La grande menzogna della cultura è che l’autorità non è vincolata
dalla moralità e che l’autorità può imporre la propria prudenza su di
te.
La grande bugia della cultura è che tu vali meno della legge.
Le culture insegnano che l’intenzione di prudenza può venire
imposta dalla legge. In questo modo ottengono il pretesto per
controllare le vite delle persone.
Per imparare, crescere e trovare felicità, le persone devono essere
libere di mettere alla prova la propria comprensione dei principi.
Con
la libertà, possono farlo attraverso un processo di fiducia, prova e
errore. In questo modo i bambini crescono dall'immaturità alla
maturità. In questo modo gli esseri umani acquisiscono saggezza.
Le culture sono agenti del male. L’obiettivo del male è la
dannazione della tua capacità di crescere forte in saggezza.
L’obiettivo del male è la distruzione del tuo valore. Al fine di
ottenere controllo su di te, la cultura diffonde la menzogna che
l’autorità non è vincolata dalla moralità. Insegna che l’autorità può
distruggere la libertà quando vuole e rivendica la prudenza come la
ragione per cui ti dovresti sottomettere volentieri. In nome della tua
difesa, la cultura sostiene che la distruzione della libertà è la
moralità. Le culture fingono che il male sia il bene e che il bene sia il
male.
Puoi trovare prudenza tutto attorno a te. La trovi nelle scelte che fai
ogni giorno. Anche quando sbagli, impari la prudenza. La prudenza
non può essere imposta. Imporre la prudenza è legge. La legge è
menzogna. Senza la libertà di scegliere, non puoi imparare la
prudenza. Non puoi essere felice.

Puoi trovare moralità tutto attorno a te. Ovunque la trovi, trovi
gioia. Ovunque trovi immoralità, trovi miseria. La cultura impone
l’autorità distruggendo la libertà con la legge. Questa è l’immoralità"
L'obbedienza, come tutto del resto, non è in sé una brutta cosa...
Dipende dall'età di chi obbedisce
E a chi o cosa obbedisce


Questo video di 5 minuti spiega esattamente perché non si deve mai rinunciare ad usare il proprio cervello (per chi non capisce l’inglese, la rotellina dei settaggi in alto a destra permette di avere sottotitoli con la traduzione automatica in italiano)

Quote:

Ho incontrato tante, troppe persone, durante il periodo del Covid, che dicevano: "non so cosa stia succedendo, ma mi adeguo, preferisco continuare ad andare al ristorante". Le stesse che oggi continuano a fare una vita "normale", ignorando ciò che accade nel mondo, convinti che ormai le decisioni siano state prese da qualcun'altro.
Tutto questo, moltiplicato per milioni di individui che hanno abbandonato ogni capacità decisionale e consegnato le chiavi della propria liberta ad altri, crea il mondo distopico profetizzato dai saggi filosofi del secolo scorso.

È lo stesso schema alla base del VOTARENONSERVE!!
E'TUTTOGIA'DECISOH!!
SONO TUTTIUGUALIH!!
ecc ecc
Ma russell predicava l'astensione dalla vita sociale, dalla vita politica?
Vi risulta?
A occhio direi di no
Kafka #6 oeta
Di Kafka, come di altri, c'è chi dice che lo aveva previsto.
Oppure ... ci si può accorgere invece di come abbia scritto, in forma artistica, le esperienze che già aveva vissuto che viveva e della realtà che lo circondava. Avendo grande talento, come altri scrittori, lo ha fatto in modo tale che ancora, anche a noi parla del nostro presente. L'arte è a questo che dovrebbe servire, a mostrare quello che tanti non vedono, a riconoscere e far venire a galla emozioni e sentimenti seppelliti e repressi, quindi anche qualcosa della verità che ci rimane nascosta.
(Non per niente le cosiddette "elites" si sono tanto adoperate per arrivare all' arte "moderna", ovvero la distruzione di uno strumento potente contro la disumanizzazione ).
C'è un' intero capitolo dedicato a Kafka nel libro "Il bambino inascoltato" di Alice Miller, molto documentato.
Parlare di "ragione" senza prendere in considerazione la nostra realtà complessiva di esseri umani, il come e quando ci si forma, le vulnerabilità e i limiti, serve a poco ...
#9 redazione

Quote:

ma il suo produttore, Cecchi Gori, non volle rischiare "un film d'autore" (così mi disse), e il film non si fece mai.


Come volevasi dimostrare.
Chi ha tanti soldi non li mette per qualcosa di buono.
Gli altri, devono cavarsela per stare a galla ...
Comunque tu, hai trovato un altro modo per parlare, che apprezziamo molto :-)
#11 oeta

Quote:

Ma non voglio dilungarmi con questo OT.

Per me non è OT, il tema è "La ragione", e stiamo ragionando :-D