di Mustafa Fetouri
La «vittoria» moderna si prepara molto prima di sparare il primo colpo. È preparata con una sofisticata architettura di consenso prefabbricato, in cui l’inganno politico e la complicità dei media trasformano aggressioni illegali in «necessità morali».
Per sostenere uno stato di guerra perpetua, il pubblico deve essere protetto dall’orrore del campo di battaglia e nutrito con una dieta costante di «minacce imminenti» e «interventi umanitari».
Che si trattasse delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Baghdad, della narrazione dei «combattenti per la libertà» nell’occupazione afghana, o della distorta «responsabilità di proteggere» che ha ridotto la Libia ad un tragico mercato per il traffico di esseri umani, i media hanno agito sempre meno da cani da guardia e sempre più da megafono dello stato.
La formula rimane inquietantemente coerente: i politici occidentali mentono, i media amplificano e milioni di persone muoiono.
La menzogna che ha mandato l’Iraq all’età della pietra: l’invasione dell’Iraq del 2003 rappresenta il gold standard del consenso prefabbricato: un capolavoro nell’uso di un casus belli inventato per smantellare uno Stato. Si trattò di una campagna multilivello incentrata sullo spettro delle Armi di Distruzione di Massa e su un legame immaginario tra Baghdad e Al-Qaeda. Quando Colin Powell brandì la fiala di polvere bianca davanti alle Nazioni Unite, i media occidentali si comportarono come semplici stenografi del potere. Le principali testate convalidarono dati di intelligence non verificati provenienti da fonti screditate.
Quando il mondo si rese conto che non esistevano né scorte di armi letali né laboratori biologici mobili, oltre un milione di iracheni erano già morti, lo Stato era stato decapitato e il suo tessuto sociale era stato fatto a brandelli.
I «mea culpa» dei media arrivarono con anni di ritardo, come un post scriptum silenzioso ad una tragedia che aveva raggiunto il suo obiettivo: la distruzione di una nazione sovrana sotto la maschera di una liberazione che non arrivò mai.
Libia: il costo del vuoto «umanitario»: Se l’Iraq fu un capolavoro di disseminazione della paura, l’intervento in Libia del 2011 fu un capolavoro di manipolazione morale. Qui l’«Architettura del Consenso» utilizzò la Responsabilità di Proteggere, una dottrina dal suono nobile trasformata in un’arma geopolitica.
La menzogna si ancorò alla tesi non verificata di un «genocidio imminente» a Bengasi, una narrazione alimentata dai media finanziati dal Golfo e ripresa senza alcuno scrutinio dalle capitali occidentali.
Il ruolo dei media passò dalla stenografia all’attivismo vero e proprio, dipingendo un complesso conflitto civile come una semplice dicotomia tra «ribelli pro-democrazia» e «dittatore assetato di sangue». Quando le proposte di pace dell’Unione Africana furono respinte e la «no-fly zone» si trasformò in una campagna di bombardamenti su vasta scala per il cambio di regime, la trappola era scattata.
La «vittoria» celebrata a Londra e Parigi lasciò dietro di sé 20.000 morti e quasi mezzo milione di sfollati, molti dei quali ancora oggi non possono tornare alle loro case. Trasformò la Libia in un deserto frammentato: uno Stato senza centro.
Proprio come in Iraq, gli «intellettuali» e i «giornalisti» che avevano battuto i tamburi di guerra passarono al bersaglio successivo, lasciando milioni di libici a navigare in un decennio di caos costituzionale dominato dalle milizie. La menzogna non si limitò a uccidere: cancellò il futuro di una nazione sotto la pretesa di salvarne il popolo.
Afghanistan: i milioni invisibili: Se l’Iraq fu costruito su prove prefabbricate, l’invasione dell’Afghanistan fu costruita sulla negazione delle prove. L’«Architettura del Consenso» si basò qui su una falsa dicotomia: «O siete con noi, o siete con i terroristi». Questa retorica riuscì a eludere il requisito legale di fornire prove.
Il resoconto storico è chiaro: la leadership talebana, attraverso il suo vice ambasciatore in Pakistan, chiese ripetutamente agli Stati Uniti di fornire «prove concrete» del coinvolgimento di Osama bin Laden negli attentati dell’11 settembre. Offrirono persino di consegnarlo a un Paese islamico terzo per un processo secondo la legge islamica, qualora tali prove fossero state presentate. La risposta dell’amministrazione Bush fu un rifiuto secco: «Non c’è bisogno di discutere di innocenza o colpevolezza. Sappiamo che è colpevole». I media, agendo come megafono dello stato, presentarono la richiesta talebana di un giusto processo come una «sfida», trasformando un atto di aggressione in una «guerra giusta». Questo creò il precedente per i decenni di «guerre infinite» che seguirono, dove l’accusa dell’Occidente diventa condanna, e le «prove» vengono prodotte solo dopo che il Paese è stato ridotto in macerie.
Quando gli Stati Uniti furono sconfitti e costretti a una ritirata precipitosa dall’Afghanistan, oltre 150.000 persone erano state uccise a causa dell’invasione americana del 2001.
Il mondo sull’orlo dell’età della pietra: quando la minaccia di Trump va oltre l’Iran: Mentre guardiamo all’orizzonte, l’«Architettura del Consenso Prefabbricato» viene attualmente ricalibrata per il suo progetto più ambizioso: l’Iran. Il tamburo di guerra segue esattamente la stessa frequenza della preparazione dell’Iraq, ma con una vernice digitale più sofisticata. Qui la «menzogna» non riguarda più una singola arma, bensì la demonizzazione totale del diritto di una potenza regionale alla propria sicurezza.
Assistiamo così alla calata della stessa «Cortina di Ferro dell’Informazione». Proprio come il pubblico americano fu tenuto all’oscuro dell’offerta talebana di un processo in un paese terzo, oggi il pubblico occidentale viene tenuto all’oscuro sulle tecnicità del monitoraggio nucleare internazionale.
Presentando l’Iran come una minaccia esistenziale e irrazionale, l’architettura garantisce che, quando partiranno i primi missili, il pubblico sarà già stato condizionato a vederlo non come una scelta, ma come qualcosa di inevitabile.
L’obiettivo rimane lo stesso: ridisegnare la mappa geopolitica al prezzo del sangue di un’intera generazione, assicurando che nessuno Stato sovrano arabo o mediorientale possa sfidare la «Direttiva Imperiale».
L’«Architettura del Consenso prefabbricato» non è una serie di sfortunate scelte politiche errate: è un requisito strutturale dell’impero moderno. Che si tratti della Frode dell’Ultimatum in Afghanistan, delle Armi di Distruzione di Massa fantasma in Iraq o del Cavallo di Troia Umanitario in Libia, il modello è immutabile. I politici progettano la menzogna, i media assemblano il consenso e milioni di persone – soprattutto nel Sud Globale – pagano con le loro vite e la loro sovranità.
Lo stesso schema si sta ripetendo in Iran. La distorsione dei fatti, ad esempio, si manifesta nell’uso eccessivo del termine «la guerra dell’Iran» quando in realtà la descrizione corretta sarebbe «la guerra contro l’Iran». Nonostante l’annuncio a sorpresa di Trump di accettare un cessate il fuoco di due settimane, il fatto rimane: i media occidentali hanno amplificato e distorto la terminologia per compiacere personalmente Trump.
È ora di andare oltre i «mea culpa» rilasciati dai giornalisti anni dopo che una nazione è stata rasa al suolo. La vera responsabilità inizia riconoscendo che queste guerre non riguardano mai la liberazione o la democrazia: si tratta dello smantellamento sistematico degli Stati per garantire un caos perpetuo e redditizio. Se continuiamo a ignorare oggi l’architettura della menzogna, domani saremo costretti a contare i corpi di milioni di persone.
Fonte Middle East Monitor





www.middleeastmonitor.com/
Finché queste guerre riguarderanno popoli lontani, sporchi e cattivi, la cui colpa principale e quella di vivere su immensi giacimenti, non fregherà nulla a nessuno.
Dunque preparatevi, piuttosto che prepariamoci... perche in Bielorussia come in Russia come in Kazakistan ci hanno già provato, ma alle merde a stalle e strasse gli è andata di traverso. La vera notizia è che l'Iran pitturato dall'occidente collettivo come un regime totalitario con un popolo ignorante di beduini e le donne completamente bardate di teli neri, hanno saputo dare una lezione sia agli iu-es-ei, che ai sionisti nazilioti. Questa è una novità assoluta nel panorma politico globale. Dunque un altro mondo è possibile.
Per finire, una curiosità: i nazilioti sono convinti che sono cessati i bombardamenti perche LORO hanno vinto la guerra contro l'Iran. Lo dice tra le righe il Jerusalem Post di ieri, in base ad un sondaggio di opinione su 500 intervistati.
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(Purtroppo il link consigliato da Mazzucco non mi si apre qui ad est, quindi ciccia!)
www.torproject.org/download/
Download Tor Browser
Protect yourself against tracking, surveillance, and censorship.
FINE OT.
P.s. Commenti successivi. Ciao Peonia.
@Gerione
Ottima la tua strategia..Io navigo in trasparenza, tenendomi sul margine lecito del deep, molte polpette avvelenate che vedo, le salto a piè pari per evitare conseguenze. Tirerò le somme della mia strategia un domani, se si stringerà il cappio e troveranno da ridire, vuol dire che non sono stato abbastanza attento
Purtroppo mi dispiace constatare che anche la "controinformazione" sono riusciti ad accalappiare...
Io però aggiungo un dettaglio su TOR.
Se fosse realmente impenetrabile, lo potremo usare?
E se non è così impenetrabile, chi controlli prima? Quelli che usano beatamente Chrome o quelli che provano a nascondersi?
Detto ciò, io lo uso impastando navigazione farlocca generata a caso a navigazione reale, sia con che senza TOR. Questo per rendere la mia immagine digitale più incomprensibile
Grazie Max
… nessun politico, nessun giornalista fu indagato per dichiarazioni false…
… gli inquirenti e la magistratura… non pervenuti…
… tutti a guinzaglio del potere… tutti coinvolti… tutti complici…
… meglio non disturbare il gregge… che dorme… nel recinto del macello…
… ecco così spiegato in un’attimo… in modo “semplice e chiaro”…
… perché gli “anni di piombo” italiani videro nel mirino:
… politici… giornalisti… magistratura… e “intellettuali”...
… oggi questo è impossibile perché manca il carburante principale:
… le folle che riempivano le piazze nella consapevolezza del gesto…
… i media continuano a raccontare narrazioni false senza pagare pegno…
… e la magistratura… non si accorge mai di nulla…
… a questa condizione… e sempre al guinzaglio del potere…
… con il salvacondotto per ogni menzogna inventata ad arte…
… i media sono convinti che nessuno di loro mai pagherà…
… ma è una pia illusione… i rei, nella loro impunita manipolazione…
… hanno scritto sull’ingresso del macello “uscita di sicurezza”…
… quando il popolo si alzerà in piedi... il primo sangue versato…
… sarà nero… come l’inchiostro…
A me piacerebbe sapere, quando tu hai notato che il mainstream raccontava balle, come te ne sei accorta? Se hai un esempio, ancora meglio.
Signore, liberaci dai falsi e dagli ipocriti
per i Cristiani ... Signore, Gesù
io da un occhio anche
Radio Cina Internazionale ( per ogni nazione c è la sua pagina )
L'osservatore Romano
Global Times
Secondo me in quel periodo vennero fatti fuori quelli che "dovevano essere eliminati" e volevano dare informazioni, fare leggi, farle rispettare e raccontare dove stavamo andando.
… quando il popolo si alzerà in piedi...
Ma quando mai?! Tra l'altro quando è successo è stato manipolato, indirizzato e usato da chi di dovere.
Un altro articolo che cerca di alimentare il sentimento anti-occidentale. Complimenti. Ma è tutto qui. O meglio...
Invece di lasciare che il male segua il suo corso e faccia ciò che deve fare, lo alimentiamo, a cominciare dall'odio, dalle bugie o dalle cose non dette (che sono la stessa cosa di una bugia).
Affinché il "bene" esista, è necessaria l'esistenza del "male", e al giorno d'oggi entrambi sono diventati semplici punti di vista, e ogni fanatico/tifoso li interpreta a modo suo, alimentando soprattutto il male.
Sappiamo tutti quanto fossero brutali gli imperi mongolo e ottomano, per non parlare di tutti gli altri, vero?
Lenin in Russia, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia o l'ayatollah Khomeini in Iran: come sono arrivati al potere? Con dei fiori in mano?
Lo sapevate, o no, che il loro mazzo di fiori e il successivo governo hanno causato milioni e milioni di morti?
Ma su una cosa sono d'accordo: basta mentire.
La narrazione sui cattivi o sull'esportazione della democrazia non funziona più, è superata e persino superflua, perché la maggior parte delle persone, che ne sappiano qualcosa o meno, dirà sempre: meglio loro che noi - mors tua, vita mea, e lo diciamo fin dall'antichità.
I nostri leader dovevano dire la verità: siamo stati noi, l'Occidente, a trionfare all'inizio del secolo scorso, strappando la Libia e l'Iraq dalle mani degli Ottomani e ricreandoli e strutturandoli come stati moderni.
Saddam era un nostro burattino e, anche se Gheddafi non lo era poi così tanto, lo abbiamo lasciato vivere e fare tutto ciò che voleva per altri 40 anni.
Quindi, se ce lo permettete (per così dire), decideremo noi il loro destino.
Seguo dal 2004 LC ed ho imparato molto, anche se purtroppo ora non riconosco più quel sito che tanto amavo..
Non ho mai amato l'Autoritarismo sin da piccola ero ribelle... a tutto ed ora è ancora peggio!
Spero ti basti come risposta, ho vari problemi da risolvere
A proposito di non aver visto alcuni tuoi post capita che molti mi sfuggano, scrivete così tanto che leggere tutto è quasi impossibile..
Ma devo dire che grazie a Kent (commento #18) in cui ha espresso una sua idea, controcorrente al pensiero controcorrente :-D, ho potuto soddisfare parte della mia curiosità. E ritengo che il punto di vista di Kent sia corretto, nessuno qui applaude solo una parte dei contendenti, non siamo così miopi...
Però ci stiamo focalizzando sulla civiltà occidentale per due motivi fondamentali:
il primo è che ne facciamo parte, pagando in prima persona le scelte che a monte vengono fatte dai vari "leader" e relative sovrastrutture;
il secondo perchè il giochino della più fulgida e potente democrazia dell'occidente (dicasi USA), oramai è così inflazionato e ripetitivo che ci siamo anche un po stancati, soprattutto dei lacchè che collaborano cercando di pompare questa menzogna oramai al capolinea.
Grazie a tutti per gli spunti che sempre offrite.
Grazie all'articolo ho scoperto due siti israeliani indipendenti(Da Netanyahu senz'altro).
1. Ha-makom Hachi Ham Bagehenom (Il posto più caldo dell'inferno): www.ha-makom.co.il/
2. The Seventh Eye(Il settimo occhio) www.the7eye.org.il/
Israele, le rivelazioni dei soldati: “Così l’Idf occulta la verità sulla guerra agli israeliani”: veline solo ai giornalisti “selezionati”
I racconti degli addetti alle comunicazioni. “Parlano soltanto con i media meno critici”
La prima settimana dell’operazione militare in Iran, l’esercito israeliano ha annunciato di aver distrutto il 70% dei lanciamissili dei pasdaran, debitamente ripreso da tutti i media. La seconda settimana, ha ripetuto la stessa cifra. “Abbiamo verificato e ci siamo resi conto che non era vero: a volte colpivano gli ingressi dei tunnel, non i lanciatori, e c’erano lanciatori che continuavano a sparare anche dopo essere stati ‘distrutti’”. La rivelazione è di un soldato, parte dell’unità di comunicazione dell’Idf, che ha accettato di parlare in forma anonima al sito investigativo israeliano specializzato in debunking di guerra Ha-makom Hachi Ham Bagehenom, “il posto più caldo dell’inferno”.
Gli episodi di comunicazione carente o fallace delle forze di difesa israeliane durante l’ultimo conflitto sono diversi, ma l’inchiesta di “Ha-makom”, ripresa ieri anche dal media israelo-palestinese +972, mette in luce come rispondano non a errori singoli, ma a un modello sistematico: “una tendenza ossessiva a controllare il dibattito pubblico” da parte delle autorità israeliane, incluse quelle militari, che oltre a centellinare le informazioni diffuse (al netto della censura militare), adotta anche una strategia di “trattamento preferenziale” dei media, privilegiando quelli meno critici, a scapito dell’opinione pubblica. Come su altri piani, Gaza è stata un punto di svolta. In due anni e mezzo di guerra l’informazione israeliana è passata attraverso un filtro a maglie strettissime e Benjamin Netanyahu ha nominato ai vertici militari figure estremiste. Ha-makom rivela che per i primi 14 mesi di guerra l’unità di comunicazione dell’Idf ha condotto una “campagna segreta di operazioni psicologiche volta a plasmare l’opinione pubblica in Israele e all’estero”. Alcuni elementi erano già noti: è l’ufficio stampa dell’Idf che ha messo insieme le immagini delle atrocità trovate sulle bodycam dei miliziani di Hamas del 7 ottobre, che poi Gerusalemme ha diffuso nel mondo.
Nel 2023, su WhatsApp Youtube e Instagram è nato un canale intitolato “Fact Check – Daily Content”, che si presentava come un’iniziativa di informazione oggettiva e neutrale e contestava le accuse rivolte all’Idf e a Israele. Ha-makom ha scoperto che era gestito dall’unità di comunicazione dell’Idf. “È la parte più moralmente grigia dell’unità di comunicazione dell’Idf”, racconta un ex membro del dipartimento. Anche a maggio 2021 l’Idf aveva lanciato una campagna anonima di post basata sull’hashtag #GazaRegrets, all’epoca lo denunciò Haaretz.
Oltre a questo, vari corrispondenti militari israeliani nell’inchiesta rivelano che Tsaahal ha una modalità di gestire le informazioni sulla guerra che si basa su “cerchie” di interesse, riservando le notizie più esclusive e i retroscena solo ai giornalisti (16 in totale) che non hanno l’abitudine di criticare l’esercito. Un reporter ha raccontato di essere stato “boicottato” per anni: “Ero molto critico. Persone all’interno dell’esercito mi dicevano che le mie critiche erano eccessive, persino gente dell’unità di comunicazione dell’Idf”. “L’ufficio stampa dell’Idf adotta un approccio del bastone e della carota”, racconta un altro corrispondente, “se critichi vieni punito”. E un terzo scende più nei dettagli: “Quando sono entrato a far parte della cellula ristretta dei corrispondenti mi sono reso conto che all’interno del gruppo esistono delle ‘caste’. I giornalisti televisivi sono favoriti, specialmente quelli considerati allineati alla narrativa dell’Idf”.
(Spero tu risolva presto e bene gli altri problemi).
Cazzatollah
di Marco Travaglio, da il fatto quotidiano 10 aprile 2026
Corriere: “Il regime degli ayatollah è fallito da tempo... In piazza c’è chi inneggia alla monarchia e al ritorno del figlio del Pahlavi” (Polito, 12.1).
Repubblica: “Bazyar: ‘La rivoluzione ci sarà, il sistema non regge più’” (16.1). “Ebadi: ‘Per liberarci l’intervento straniero è indispensabile’” (11.3).
Stampa: “Iran, la stretta degli Usa. Pahlavi scende in campo: ‘Il cambiamento sono io’” (17.1). “Dall’iran libero benefici alla crescita” (Cottarelli, 1.3). “Azione coordinata per far cadere la Repubblica islamica” (Stefanini, 1.3). “’Teheran non ha quasi più lanciamissili’” (3.3). “La guerra Usa al regime è giusta, ma ora devono andare fino in fondo” (B.H. Lévy, 8.3).
Messaggero: “Teocrazia sempre più isolata. Un tracollo di Khamenei porterebbe la libertà a milioni di persone” (Campi,12.1).
Giornale: “Arrivano i nostri”, “Meno male che Trump c’è” (Cerno, 14.1). “La forza non ci piace, ma è l’unica via” (Minzolini, 1.3). “Liberi dal male”, “Lo stop al petrolio ridimensiona la Cina”(1.3).
Libero: “La spallata che serve per far cadere la Repubblica islamica” (12.1). “Cercasi Flotilla in rotta sull’iran” (Sechi, 12.1). “Finalmente!” (1.3). “Hormuz chiuso per mancanza di assicurazioni. Ma ora ci pensa Donald...” (Dragoni, 5.3). “Petrolio e gas in netta discesa. Panico sui mercati già finito” (5.3). “Contro le armi di Israele, l’iran è una tigre di carta” (21.3). “Il fantasma di Khamenei simbolo della sconfitta” (24.3). “’ Teheran è crollata per il 70% e gli arabi stanno con Israele’” (31.3). “Con la sconfitta di Teheran tornerà anche il petrolio” (2.4).
Foglio: “Il regime iraniano si sta consumando” (9.1). “Sognare il regime change” (rag. Claudio Cerasa, 9.1). “Esportare la libertà a Teheran” (15.1). “Il ruggito di Israele per il regime change: è guerra preventiva” (1.3). “Non c’è momento più propizio per far cadere un regime” (2.3). “Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero” (4.3). “Nel Golfo tutti d’accordo: la fine del regime apre una nuova èra” (5.3). “Sostenere il partito della resa incondizionata. In una settimana Israele e Usa hanno quasi raggiunto gli obiettivi militari” (7.3). “Ci sono più Ferrari a Teheran che a Roma. Il regime è finito” (12.3).
Riformista: “Spallata finale. ‘Regime al collasso, Israele darà il colpo di grazia’” (9.1). “Teheran, stiamo arrivando”, “Make Iran Great Again” (14.1). “Nirenstein: ‘Restaurazione della monarchia? Reza III si presenta come figura unitaria, può aprire la via alla democrazia” (14.1). “Fate presto” (15.1). “L’asse del Bene” (3.3). “Una nuova primavera a Teheran” (Vernetti, 5.3). “La guerra di liberazione dell’iran” (5.3). “I benefici infiniti della rimozione di un regime” (Marattin, 11.3).
E pazienza, dài, è andata così.
nel primo articolo, il più recente, si parla del caso Venezuela, ma non solo; ne riporto un paio di passaggi:
Neuropolitica di un'aggressione: Quando il controllo delle menti prepara quello delle risorse
Il potere in(visibile) delle neuroscienze nel plasmare la demo(crazia)
Il Venezuela nella cornice della guerra cognitiva globale
www.lantidiplomatico.it/.../60073_63408
I 5 frame del vertice in Alaska: cosa hanno (veramente) comunicato Putin e Trump
www.lantidiplomatico.it/.../60073_62350
"Intelligenza dirompente”. La scienza è bellezza
www.lantidiplomatico.it/.../60073_62264
Genocidio in Palestina: le tecniche con cui i media normalizzano l’orrore
www.lantidiplomatico.it/.../60073_61076
Colonialismo semantico. I confini iniziano dalle parole Come il linguaggio guida il potere (e le nostre percezioni) in un’epoca in cui la geopolitica è sempre più guerra di narrazioni
auguro a tutti una buona e proficua lettura
Un utente su C.L. ha riportato che
Che ci vuole?
Il mio intuito profondo mi ripeteva in testa "Questo è un film americano, questa è Hollywwod.... e poi quando ho sentito quel che ha detto Bush mi sono detta che gran czzata ed ho cminciato a cercare qualcosa che comprovasse la mia convinzione...ho trovato nel web, non ricordo più il nome, un video che più o meno lo confermava e poi ho trovato Luogocomune..
Se già da prima avevo abbandonato varie storielle di altro genere, diciamo che dal 2001in poi è stato un crescendo.
Ringrazio anche David Icke che mi ha insegnato molto.. tanto che la sua visione per cui il Deep State cre il Problema, attende la Reazione e poi dà la Soluzone che è lo Scopo che voleva ottenere lo applico sempre e l'ho applicato anche nel caso Pandemichia! e lo dissi prima ancora che fosse proprio ufficializzato il siero tragico
Non so cosa dirti altro, accontentati
aggiungo anche le Finestre di Overtone....
certo che i comandamenti, come pure gli altri indottrinamenti religiosi, ti sono rimasti ben impressi nei tuoi ricordi, devi aver avuto degli ottimi insegnanti (di religione o catechismo) proprio, quanto al papa, sembra che gli siate tutti particolarmente affezionati, magari non a questo in particolare, ma alla figura in generale, ne mettete particolarmente in rilievo ogni sua espressione, talvolta criticando, talaltra volta condividendo, eh, la madonna! che canterebbe:
Papa don't preach...
scusate l'OT, non ho saputo resistere da Ateo qual sono...
Ma Lenin era un pensatore, un teorico. Forse ti confondi con Stalin, suo contemporaneo...
Al di là di questo, secondo me generalizzi troppo. Ti piace puntare il dito fuori dall'occidente... chissà come mai...
Eppure nello stesso periodo di Lenin, in Italia avevi il Benito, come mai te lo sei dimenticato? Per non parlare di Franco in Spagna e hitleruccio in Germania con il suo Mein Kampf pubblicato nel '25.
Sono contento che espandi il discorso, ma stiamo sullo specifico. La mia domanda era: come ti sei accorta che il mainstream mente.
La tua risposta a questa domanda e': Il mio intuito profondo (mi ripeteva in testa "Questo è un film americano, questa è Hollywwod....)
Dici che mi devo accontentare, mi accontento :)
Lo chiederei a Kent: ti lamenti di qualcosa?
come mi sono accorta? cavolo, appurando che hanno sempre detto una marea di cazzate! su tutto...
Del Papa non mi interessa, mi interesserebbe che chiunque si proclama per la pace e ha grossa influenza sulla popolazione, contribuisse concretamente.