Da parte dell’Associazione Psicologi “Il NO che UNISCE” pubblichiamo quanto segue:
Con lo slogan “Così come sei ”, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani (CNOP) ha partecipato al Roma Pride, una manifestazione fondata su un preciso Documento Politico che presenta una visione ideologica e strumentalizzata dei diritti e dei concetti di autonomia e libertà, invocando:
– le terapie “affermative” di genere (che includono l’uso dei farmaci bloccanti della pubertà e gli interventi medici di transizione sui minori) afferenti agli standard di associazioni private senza garanzie di scientificità (gli Standard SOC-8 della WPATH);
– l’abolizione del consenso informato preventivo dei genitori per qualunque attività curricolare o extracurricolare su sessualità, affettività e relazioni (nelle scuole secondarie di primo e secondo grado);
– l’aborto libero (non meglio specificato);
– la Gestazione Per Altri (maternità surrogata) e altre istanze, con prese di posizione discutibili sullo scenario politico nazionale e internazionale.
Attraverso la sua partecipazione attiva al Pride, l’Ordine degli Psicologi suggerisce il proprio sostegno a tutto ciò, incurante di mantenere la dovuta neutralità istituzionale e l’imparzialità prescritta dal Codice Deontologico (art. 3 e art. 4), senza confrontarsi con i colleghi iscritti e ignorando le più recenti e nette prese di posizione dei paesi europei che per primi hanno sdoganato l’approccio “affermativo” e i farmaci bloccanti della pubertà sui bambini con presunta disforia di genere (definizione che trasforma il processo di evoluzione del sé in una psicopatologia) e che ora, contati i danni e le evidenze scientifiche a sfavore, corrono a fare marcia indietro.
Oltre al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), diversi Ordini Regionali degli Psicologi hanno partecipato e parteciperanno attivamente alle manifestazioni del Pride 2026, suggerendo così il loro appoggio ai diversi Documenti Politici dei Pride (i quali condividono un nucleo comune di richieste).
Ciò che nel Documento Politico del Roma Pride viene spacciato come realtà autoevidente e autodeterminante – tra un neologismo e l’altro – non lo è altrettanto nel dibattito accademico.
La forte connotazione ideologica dell’approccio “affermativo” è confermata dalle drammatiche evidenze scientifiche (Cass Review, Umbrella Review) che hanno messo in luce gli “inaccettabili rischi di sicurezza” dei farmaci bloccanti della pubertà, oltre che dal mancato riguardo per le fasi dello sviluppo psicofisico del bambino e per la sua salute mentale e fisica. L’approccio “affermativo” sembra inoltre decretare la morte della psicologia poiché non considera l’esplorazione approfondita delle possibili origini psicologiche della presunta disforia di genere, immettendo velocemente il minore nel binario della medicalizzazione.
Mentre in Europa sempre più si raccomanda cautela e si applica il modello watchful waiting, che predilige la terapia psicologica ed esplorativa per la disforia di genere nei minori, in Italia l’Ordine degli Psicologi partecipa attivamente al Pride, che propaganda la rapida transizione medica per i bambini, prevista nei percorsi “affermativi”. Oltretutto, più Ordini Regionali degli Psicologi propagandano esplicitamente le terapie “affermative” attraverso seminari, e-book e congressi.
Ci chiediamo: dove sta qui il rispetto per il principio di precauzione e il principio di responsabilità dello psicologo (art. 3 del Codice Deontologico), la sua neutralità, la correttezza scientifica (art. 5 e 40), l’attendibilità e la validità delle conclusioni raggiunte (art. 7 )?
In un contesto terapeutico che prende in carico l’individuo in fase di sviluppo, ogni posizione che esula da un approccio esplorativo ci risulta ideologica, riduttiva e deontologicamente non compatibile con il ruolo sociale e terapeutico dello psicologo. Come può un minorenne avere le idee chiare sul cambio dell’identità di genere, da maschio a femmina o viceversa, quando la sua stessa identità si deve ancora formare? Quando il suo sviluppo psico-sessuale e cognitivo deve ancora completarsi ed essere sperimentato?
La natura ha dei tempi che dovrebbero essere rispettati, custoditi e protetti. E il corpo non è un oggetto di consumo. La facilitazione sociale alla scelta drastica e irreversibile di modificare radicalmente e a piacimento il proprio corpo segna una pericolosa ri-significazione della valenza del corpo e dell’identità.
La nostra società sta velocemente e pericolosamente regredendo rispetto alla salvaguardia e al riconoscimento della dignità, dell’etica e dell’identità umana, arrivando al punto di giustificare e cavalcare la manipolazione della pubertà ed esporre l’infanzia e l’età dello sviluppo alla mercé di interessi altri. Ne è una prova anche l’incremento esponenziale di diagnosi neuropsichiatriche e prescrizioni di psicofarmaci sui bambini, ma anche l’iper-sessualizzazione e adultizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre di pari passo si assiste alla delegittimazione del ruolo e della tutela genitoriale.
Lo schieramento dell’Ordine degli Psicologi in favore del Pride (e di ciò che rappresenta con il suo documento politico) risulta, a nostro parere, poco rispettoso anche nei confronti delle persone eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali o non binarie le cui scelte non intendono essere confuse con quelle di chi propone un uso deliberato, spettacolarizzato e volgarizzato della sessualità, come viene presentata al Pride. L’eccesso non è l’unica realtà. Tale comportamento dell’Ordine orienta i cittadini e l’opinione pubblica, rafforzando una visione parziale e ideologica in merito al tema complesso dell’identità di genere. Inoltre, in contrasto con gli articoli art. 2 e 38 del C.D., suddetto comportamento condiziona l’immagine della professione e ne mina il decoro e la dignità.
È sconfortante osservare il progressivo decadimento di un’istituzione, che sembra assumere sempre più il ruolo di sponsor prono alle tendenze globaliste, anziché garantire l’imparzialità, il senso critico e la divulgazione di una seria cultura scientifica, come le compete.
Qui il documento completo con la petizione da firmare.




