Metafisica e “tradizionalismo”

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3 Ore 23 Minuti fa #65224 da Anello Verde
Giovanni Ponte nel 1963 scriveva: (Testo completo disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo ). …Quando il lavoro da compiere si presenti come dettato da un’autentica vocazione intellettuale, vocazione a quella conoscenza che coincide con la realizzazione stessa di ciò che sta al di là delle apparenze illusorie, allora si può comprendere perché occorra anzitutto riuscire a riferirsi e ad assentire a quei principi che, soli, stanno appunto al di là dell’illusione, e che sono al tempo stesso la fonte universale e immutabile della Tradizione, qualunque forma abbia rivestito quest’ultima nei suoi molteplici adattamenti esteriori, secondo le diverse condizioni dell’umanità.Questo preliminare riferimento teorico ai principi metafisici è certo poco compatibile con la generale fretta di vedere subito dei risultati esteriori, propria della mentalità occidentale; ma non vi è nessun motivo legittimo di soddisfare tale impazienza con il rischio di dimenticare le fondamenta di quello che si tratta di costruire; ed anzi, occupandoci prima di tutto della natura di tali fondamenta è anche più facile dare a qualcuno la possibilità di porsi correttamente certi problemi, giungendo egli stesso a certe conclusioni (il che può essere assai meglio che vedersela presentare per così dire dall’esterno) e ad applicazioni sue proprie, valide secondo le circostanze e le possibilità.…D’altra parte, è importante chiarire bene che l’accesso ai principi e alla dottrina metafisica è possibile soltanto con un’intuizione che vada al di fuori e al di là di ogni prospettiva particolare, come ad esempio una prospettiva scientifica od una prospettiva religiosa. Enunciazioni come quella della “non-dualità” principiale, della Possibilità infinita, della “totalizzazione” illimitata nello stato incondizionato dell’“Identità suprema”, degli stati multipli dell’essere e della loro gerarchia, a cui si connette strettamente il concetto stesso di Tradizione, non si possono intendere nella loro decisiva evidenza se vengano racchiusi e subordinati ad una forma limitata qualsiasi, anche se si tratti di una forma autenticamente tradizionale. Per contro, proprio da un’intuizione metafisica, dapprima anche soltanto teorica, si può discendere alla considerazione di ogni forma tradizionale particolare, vedendone allora la giustificazione non in virtù di una semplice credenza, ma per la partecipazione ad una conoscenza vera; e, in particolare a questo riguardo, la comprensione metafisica teorica, quando sia sufficientemente ampia e approfondita, può fornire davvero quella “bussola infallibile” che pensiamo dovrebbe cercare di ottenere chiunque intenda perseguire una via di realizzazione conoscitiva.Quanto abbiamo detto, implica che ogni forma particolare in cui si può concretare la vita tradizionale, ben lungi dall’opporsi alla metafisica vera ed universale, od all’esoterismo che ne detenga la dottrina, trova in essa il fondamento più essenziale ed incrollabile. Ma d’altra parte può accadere che i rappresentanti di una determinata forma tradizionale abbiano completamente perso di vista la dottrina metafisica di cui abbiamo parlato, giungendo a considerare la propria dottrina particolare come autonoma e non subordinata a quella Conoscenza che è indipendente da ogni forma e tutte le domina ad un tempo.…In queste condizioni, che sono quelle dell’Occidente moderno, il ritrovamento preliminare della dottrina metafisica diventa ancor più indispensabile. Infatti, mentre in una situazione normale l’approfondimento della vita tradizionale così come la si trova di fatto in seno alla società può aprire di per sé delle possibilità illimitate, condizionate soltanto dalle qualificazioni di ciascuno, nel caso di una frattura tra esoterismo ed exoterismo è chiaro che la semplice assunzione di quest’ultimo comporta il rinchiudersi nelle sue stesse limitazioni, che rappresenteranno così una vera e propria barriera. Le migliori intenzioni non potranno certo ovviare alla deficienza di conoscenza; qualsiasi azione intenzionalmente tradizionale si svolgerà come alla cieca, senza possibilità di impedire alla radice l’allargarsi della frattura rispetto a quei principi che sono stati persi di vista e che sono rimasti esclusi dal proprio orizzonte intellettuale. Una partecipazione sentimentale a certi elementi tradizionali, oltre al permanere di qualche vestigia di vita rituale, potrà forse mantenere per lo meno un legame indiretto ed incosciente con i principi, preservando da una completa “perdizione”; il resto sono illusioni.A questo potranno forse riflettere quei “tradizionalisti” i quali pongono, al primo posto delle loro preoccupazioni, una restaurazione tradizionale nel campo sociale, che è proprio il più esteriore e presuppone la rivivificazione degli aspetti più interiori della tradizione: soltanto tale rivivificazione, del resto, potrebbe determinare anche le modalità particolari di quella restaurazione, variabili secondo i tempi e i luoghi e del tutto imprevedibili, specie nel disordine attuale, sulla base di considerazioni necessariamente estrinseche.Purtroppo, l’attaccamento a simili impostazioni “tradizionalistiche” può non soltanto essere sterile, ma rappresentare anche un ingombrante bagaglio interiore che esclude il formarsi di un terreno adatto per un lavoro di ordine più profondo.Assai più proficua può essere l’attitudine iniziale di chi abbia la capacità e il coraggio di cominciare per così dire da zero, evitando in tal modo di porre da se stesso degli ostacoli all’efficacia di quella presa di contatto con la metafisica tradizionale …Ma vi è ancora un altro aspetto dell’efficacia della presa di contatto con la metafisica tradizionale che non può non riflettersi in un modo decisivo anche sul piano pratico, benché la sua ragion d’essere sia più nascosta: un vero assentimento intellettuale implica sempre, nell’essere umano, un mutamento in profondità delle sue condizioni, e questo mutamento, ancorché possa sfuggire in gran parte alla coscienza individuale, crea naturalmente dei rapporti nuovi con le stesse influenze spirituali, dal cui intervento dipende, in definitiva, qualsiasi realizzazione effettiva. 

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