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Il primo lavoro da compiere
- Anello Verde
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2 Ore 14 Minuti fa #65063
da Anello Verde
Il primo lavoro da compiere è stato creato da Anello Verde
Giovanni Ponte nel 1962 scriveva: (Testo completo disponibile al link:
ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo
). In un nostro precedente articolo [vedi il precedente post Conoscenza tradizionale e scienza moderna] abbiamo parlato della comprensione teorica come di un presupposto indispensabile per la realizzazione effettiva dell’essere che parte dallo stato umano, realizzazione che, intesa nella sua pienezza, comporta l’integrazione totale delle sue possibilità, fino al Principio di cui ogni cosa non è che una manifestazione limitata e che si trova nascosto in tutti gli esseri.Questa presenza latente, che è sempre possibile ritrovare, a determinate condizioni, poiché si tratta appunto di una presenza interiore, è affermata concordemente da tutte le dottrine tradizionali: è, nella tradizione indù, Brahma che risiede simbolicamente nel più piccolo ventricolo del cuore … , identico al “Sé” … che ugualmente sta nel cuore, «più piccolo di un chicco di miglio, più piccolo del germe racchiuso nel chicco di miglio», ma anche, in realtà, «più grande della terra, più grande dell’atmosfera, più grande del cielo, più grande di tutti questi mondi insieme», dal momento che ne è il Principio e ne contiene tulle le possibilità. È, nella dottrina estremo-orientale, il Tao che risiede nell’«Invariabile Mezzo» … , il Centro originario di ogni essere, detto anche, considerato sotto diversi aspetti simbolici, il «Centro del vuoto», lo «Spazio dell’antico cielo», il «Cuore celeste», il «Castello giallo». E questo stesso Centro è, nella tradizione degli Indiani d’America, il «piccolo spazio» in cui abita il «Grande Spirito» …, chiamato «Occhio del Cuore» … dai Sioux, secondo una terminologia identica a quella che si ritrova nell’esoterismo islamico …. È il «Santo dei Santi» o «Palazzo interiore» della Qabbalah ebraica, dove risiede il punto primordiale da cui si origina tutta la manifestazione nell’espansione delle sei direzioni dello spazio, corrispondenti ai «sei giorni» della creazione, ed a cui si ritorna nel compimento del «settimo giorno», il Sabbath che rappresenta la reintegrazione nel Principio. È il «Regnum Dei intra vos» ed il «granello di senape» della, parabola evangelica. Ed a questa medesima presenza interiore totale, benché solo virtualmente per l’essere che non l’ha ancora realizzata, si riferiscono infine i detti dell’esoterismo islamico «Chi conosce se stesso … conosce il proprio Signore …» e «II Ciclo e la Terra non mi contengono, ma mi contiene il Cuore del mio fedele servitore».Abbiamo voluto riportare tutte queste citazioni … per mettere in evidenza l’unanimità della Tradizione nelle diverse forme che ha rivestito lungo lo sviluppo ciclico della presente umanità, in due affermazioni essenziali…: l’affermazione della presenza interiore dello stesso Principio universale della manifestazione e l’affermazione della possibilità di realizzarne la conoscenza effettiva, cioè di identificarsi ad esso, per l’essere che, come punto di partenza, si trova identificato ad una manifestazione individuale umana.Sappiamo bene che queste affermazioni sono diventate addirittura inconcepibili per la grande maggioranza degli Occidentali moderni…. Proprio questo rende più indispensabile un accurato lavoro di preparazione teorica, ad evitare malintesi ed equivoci che potrebbero avere le più funeste conseguenze quando si volesse passare ad una fase “operativa”, anche per il pullulare di contraffazioni che servono troppo bene allo scopo di distogliere da ciò che è veramente essenziale.Questo lavoro da compiere consiste dunque anzitutto in una chiarificazione intellettuale basata sull’enunciazione dei princìpi universali e delle loro opportune applicazioni: enunciazione che non può essere altro che simbolica anche quando rivesta una forma discorsiva. E questa chiarificazione è volta naturalmente all’acquisizione di una certezza che permetterà di discernere la vera dalla falsa dottrina, l’autorità autentica da quella in tutto o in parte priva di fondamento, e renderà possibile una consapevole determinazione dei mezzi da mettere in opera per percorrere la via della realizzazione effettiva.Si comprende quindi che, quando ci riferiamo a qualche cosa di “teorico” e di “intellettuale”, questi termini hanno una portata ben più vasta e profonda di quella che abitualmente hanno assunto. La “teoria”, che etimologicamente è sinonimo di “contemplazione”, non riguarda qui una mera costruzione mentale, necessariamente sistematica ed esclusiva nella sua pretesa di imporre i propri limiti alla realtà, e tale da non rappresentare in fondo nient’altro che un insieme più o meno coerente di “opinioni”. Dice un detto orientale che «l’opinione non serve a nulla nei confronti della Verità»; e la stessa dottrina tradizionale non vale se non in quanto, procedendo più o meno direttamente dalla Verità, con essa stabilisce un legame per chi ne sa cogliere lo spirito, analogamente a quanto avviene quando si pone in atto un rito. In ambedue i casi, è il valore simbolico a creare un legame con la realtà universale: e la presenza del simbolo dottrinale nella mente dell’uomo può appunto essere il presupposto per un’efficace assunzione dei “simboli agiti” in cui consiste tutta la vita rituale, cioè tutta la vita tradizionale.In pratica, se è necessario insistere attualmente su una preparazione teorica approfondita, ciò è dovuto anche al particolare stato delle facoltà mentali dell’Occidentale moderno: queste facoltà si sono infatti sviluppate enormemente, ma in modo autonomo e quindi inconsapevole, rispetto a ciò da cui normalmente dovrebbero dipendere, cioè rispetto a quell’intuizione intellettuale soprarazionale della quale non si suppone neppure più l’esistenza. È così che il mondo mentale, anziché servire di base per stabilire un legame con la Verità universale, è diventato generalmente una barriera quasi insormontabile che impedisce l’accesso al dominio dell’intellettualità vera.La chiarificazione intellettuale di cui parliamo è dunque, sotto questo aspetto, proprio il contrario di quel compiaciuto “coltivare” indefinitamente complicazioni mentali e modi artificiali di sensibilità che spesso è ritenuto prerogativa degli “intellettuali”. …Si può dunque dire che, a questo riguardo, l’ignoranza pura e semplice sia un punto di partenza migliore dell’ipertrofia mentale propria della cultura moderna. ... L’aspirazione alla conoscenza è talmente scomparsa anch’essa che il “vuoto conoscitivo” di cui abbiamo parlato, anziché indurre a riflettere e a cercare altre vie di ricerca, diventa spesso un titolo di gloria con il nome di “agnosticismo”, e si pretende che mai nessuno abbia potuto ottenere quella conoscenza della verità che ci si è accorti di non possedere più.… A nostro giudizio, ai fini del lavoro iniziale da compiere per un adeguata chiarificazione teorica non ci si deve basare sulla cultura “ufficiale”, neppure quando questa si riferisce a dati autenticamente intellettuali e tradizionali nella loro origine. In realtà, anche qui l’unica base sicura è quella della conoscenza; e se, prima di possederla, un riferimento diretto ad essa è impossibile, occorre in qualche modo appoggiarsi ad essa indirettamente, attraverso chi la possiede già, ad un’autorità vivente.… René Guénon, che parlava per esperienza diretta, scriveva in Orient et Occident: «Senza dubbio, tra gli Europei che sono vissuti in contatto diretto con gli Orientali, ve ne sono alcuni che hanno potuto comprendere e assimilare certe cose, appunto perché, non essendo degli “specialisti”, erano più liberi da idee preconcette; ma, in genere, essi non hanno scritto; ciò che hanno appreso, l’hanno tenuto per sé, e del resto, se è loro accaduto di parlarne a degli Occidentali, l’incomprensione dimostrata da questi ultimi era tale da scoraggiarli e da obbligarli a mantenere lo stesso riserbo degli Orientali». Ma René Guénon scriveva anche sulla funzione che erano sempre suscettibili di assumere tali intermediari, a condizione che vi fossero degli Occidentali i quali, anziché dimostrare incomprensione, intendessero ricorrere al loro aiuto….L’importanza di questa presenza di possibili intermediari con l’Oriente risulta evidente se si considerano le difficoltà e i rischi che comporta quasi inevitabilmente l’eventuale ricerca di un contatto più diretto….A questo proposito aggiungiamo ancora che l’insegnamento, per essere efficace, deve sempre tenere conto adeguatamente del punto di partenza di chi lo deve ricevere, specialmente quando si tratta di un autentico insegnamento tradizionale, che sotto molti aspetti è proprio l’opposto dell’istruzione standardizzata e livellatrice affermatasi nell’Occidente contemporaneo. Sotto questo aspetto, nessuno potrebbe tener conto degli innumerevoli pregiudizi e deformazioni mentali da cui gli Occidentali devono anzitutto “purificarsi” meglio e più utilmente di chi abbia vissuto in Occidente e lo conosca a fondo, a condizione che, d’altra parte, abbia assimilato effettivamente l’intellettualità orientale da cui si tratta di apprendere.Da parte nostra, abbiamo ragione di credere che fosse questo il caso dello stesso René Guénon, la cui opera non è certo fine a se stessa, ma pensiamo rappresenti anzi, nelle condizioni attuali, il presupposto quasi indispensabile per preparare un rivolgimento della mentalità che permetta di incontrare qualche cosa di valido e che non sia più semplicemente “libresco”, nel senso sopra spiegato. Crediamo che gli stessi testi tradizionali, per quanto accuratamente studiati, sarebbero inadatti a dare lo stesso risultato, data la mancanza di riferimento al punto di partenza del lettore occidentale….In conclusione, l’aspirazione a quella realizzazione spirituale, a quella Liberazione per mezzo della conoscenza effettiva della Verità che è sempre e dovunque il fine dell’esoterismo autentico e completo, impone un lavoro preliminare di preparazione teorica che non può basarsi sulla cultura profana, e che deve anzi risolutamente rimuoverne i limiti. Questo è possibile soltanto attraverso l’aiuto più o meno diretto proveniente dalla stessa fonte vivente della conoscenza che si aspira a raggiungere….
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