Calcisticamente il valore sarà minimo, ma la partita Iran-Egitto offre la scusa per proporre anche un confronto simbolico dal punto di vista storico. Sabato infatti si scontreranno le due nazioni che più di ogni altra hanno contribuito a determinare i destini del popolo palestinese. Una in senso positivo, l’altra in senso negativo.

L’appoggio dato dall’Iran alla causa palestinese, tramite il supporto finanziario e ideologico a organizzazioni come Hezbollah e Hamas, sta sulle prime pagine di tutti i giornali, e non necessita di essere illustrato ulteriormente. 

Meno nota invece è la storia dell’Egitto, che dai palestinesi è stato percepito come in vero e proprio traditore della loro causa, e che molti additano come il vero responsabile della sconfitta storica del popolo palestinese.

BREVE STORIA

Nel 67 (Guerra dei Sei Giorni) Israele aveva invaso e conquistato il Sinai, fino alle sponde del Canale di Suez. Nel 1970 moriva il presidente Nasser (nemico storico di Israele) e veniva eletto al suo posto un molto più docile (e praticamente sconosciuto) Anwar El Sadat.

Come priorità assoluta, Sadat si era messo in testa di riavere indietro il Sinai da Israele. Ma nè con Golda Meir (1969-74) nè con Itzaak Rabin (1974-77) era riuscito ad ottenere niente.

Ci riprova allora nel 77, con l’elezione di Begin a primo ministro di Israele.

Pur di riavere indietro il Sinai, il presidente egiziano fa una mossa clamorosa, che sconvolge il mondo arabo: si dichiara pronto ad andare addirittura a Gerusalemme a trattare la pace e il riconoscimento di Israele, l’arcinemico storico fino a quel momento.

A quel punto, anche se riluttante, Begin è obbligato ad invitarlo.

Il viaggio di Sadat a Gerusalemme avviene sotto lo sguardo stupito del mondo intero. Ma, a parte la cortesia formale con cui viene ricevuto, le trattative non portano a nulla di concreto: Sadat infatti è disposto a riconoscere lo stato Israele, ma chiede in cambio il suo ritiro da tutti i territori occupati (Sinai, Cisgiordania, Gaza, Golan), oltre al diritto dei palestinesi ad avere un proprio stato in Cisgiordania. Ma queste condizioni per Begin sono chiaramente inaccettabili. Dopo diversi incontri le trattative si arenano in un nulla di fatto.

A quel punto interviene il presidente Carter, pacifista convinto, che invita la delegazione israeliana e quella egiziana nel suo ritiro di Camp David.

Qui nuovamente Sadat chiede uno stato per i palestinesi in Cisgiordania, e il ritiro da tutti i territori occupati, in cambio del riconoscimento di Israele. Ma Begin sulla questione palestinese è inflessibile. Dopo due giorni le trattative si bloccano, e i due leader si rifiutano di incontrarsi personalmente. Deve intervenire Jimmy Carter, che fa letteralmente la spola fra il bungalow egiziano e quello israeliano, per cercare di evitare il fallimento completo dei negoziati. Alla fine Sadat cede, rinuncia alla causa palestinese, e porta a casa solo il ritiro di Israele dal Sinai. 

Questo ovviamente viene percepito come un tradimento della causa araba. Gli stessi collaboratori di Sadat rimangono spiazzati da questa scelta.

Non appena si diffonde la notizia, esplodono manifestazioni di protesta in tutto il mondo arabo. La Lega Araba espelle immediatamente l’Egitto, e sposta la propria sede dal Cairo a Tunisi.

Quando alla Casa Bianca Sadat stringe la mano a Begin, davanti ad un Jimmy Carter compiaciuto, forse non sa che il quel momento sta firmando la sua stessa condanna a morte.

Due anni dopo, durante una parata militare per ricordare la guerra del Kippur, Anwar el Sadat viene ucciso da un gruppo di militari appartenenti alla Jihad Islamica.


Ma ormai la frittata era fatta. Israele aveva ottenuto il riconoscimento da parte dell’ Egitto, e da quel giorno si era tolto di mezzo il nemico militarmente più pericoloso ed agguerrito che avesse alle proprie frontiere.

Molti storici ritengono che il tradimento da parte dell’ Egitto sia stata la causa principale della sconfitta storica della causa palestinese, e della sopravvivenza stessa di Israele all’interno del Medio Oriente.

Massimo Mazzucco

Comments  
Faccio notare che Israele ha ottenuto il riconoscimento da parte dell'Egitto senza rinunciare a nulla di proprio. Ha semplicemente restituiro il Sinai, che non era suo già in partenza.
X riconquistare il sinai sadat cosa avrebbe dovuto fare?

Il sinai confina col canale di Suez?
Sharm El sheik sta nella punta a sud.

it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_sei_giorni
Il 1º giugno, Israele formò un governo di unità nazionale e il 4 giugno fu presa la decisione di aprire le ostilità. Il mattino successivo, Israele lanciò l'operazione Focus, un attacco aereo a sorpresa a larga scala, che segnò l'inizio della guerra dei sei giorni.

È così che agiscono, colpendo a tradimento..
Ieri come oggi.
Aggredito e aggressore.
POST RIMOSSO.

M.M.


Non protestare. Se non capisci perchè l'ho rimosso, vuole dire che non meriti di stare sul sito.
#1 redazione

Quote:

Faccio notare che Israele ha ottenuto il riconoscimento da parte dell'Egitto senza rinunciare a nulla di proprio. Ha semplicemente restituiro il Sinai, che non era suo già in partenza.

Mio, tuo, suo, loro...
Tecnicamente, potrebbe anche essere vero, a causa di qualche legge o accordo di cui ben pochi si curano o che comunque rispettano.

Ma da un punto di vista pratico, basato sulla realtà e sull'abitudine, il meccanismo funziona così: se non riesci a conservare ciò che consideri tuo e lo perdi, allora semplicemente non ti appartiene più e devi accettarlo o riprendertelo.

Tutti gli imperi e gli stati successivi sono nati in questo modo.
Alcuni potrebbero dire che è sbagliato agire in questo modo, e va bene, ma questa è la nostra storia e questo è ciò che fa l'uomo.

Ma se vogliamo comunque continuare a pensarla in questo modo, dovremmo applicare questo tipo di ragionamento a tutti, non solo a coloro che non ci piacciono.
Altrimenti, è inutile e rimarrà solo ipocrisia, e guardare la gente litigare per niente sarà sicuramente divertente.
KENT: io intendevo dire che non era suo già prima della guerra. A me sembrava chiaro, senza bisogno di scomodare la storia e la natura degli imperi.
#5 redazione

Sì, ma questo l'avevo capito. :-D

Non fa mai male tirare in ballo eventi e tradizioni del passato per giustificare o spiegare una situazione attuale, a prescindere dall'epoca in cui si vive, perché sono più importanti di qualsiasi altra cosa, soprattutto se consideriamo che la natura umana e il sistema di potere non sono cambiati affatto. ;-)
#1 redazione. Israele vuole restituire all’Egitto anche Gaza che dal 1948 non era annessa all’Egitto, ma sotto il controllo amministrativo egiziano. E’ l’Egitto che categoricamente si oppone al punto da rischiare di fare saltare l’accordo. L’Egitto si rende conto che sostenere la causa palestinese può essere la propria rovina e che tra tutti i Paesi della Lega araba è quello che più ha da perdere. La Giordania di re Hussein aveva rischiato la destabilizzazione e il Libano, in cui l’OLP cacciata dalla Giordania, si era rifugiata, avrebbe pagato il prezzo spaventoso che conosciamo e che continua a pagare. Il problema sarebbe poi passato all’Iran che non è Paese arabo. Alla distanza, non si può condannare Sadat, a mio avviso, per avere dato al suo meraviglioso Paese multirazziale, multilingue, interculturale e rispettoso di altre religioni ( a parte il periodo sotto Muhammad Mursi in cui sono state bruciate e danneggiate una cinquantina di chiese cristiane con anche fedeli dentro) decenni senza più guerre.

Quote:

QAHIRA: Alla distanza, non si può condannare Sadat, a mio avviso, per avere dato al suo meraviglioso Paese multirazziale, multilingue, interculturale e rispettoso di altre religioni decenni senza più guerre.

Non l'ho condannato io. L'ha fatto la Jihad Islamica. Un motivo lo avranno avuto, non credi?
Il motivo c' era , però se è stato un traditore della causa palestinese e della causa panaraba ( anzi forse bisognerebbe dire della causa panaraba e di conseguenza di quella palestinese ) deve essere considerato un martire dell' Egitto perché non ha solo recuperato il Sinai , ma ha sfruttato l' economia turistica avviata in quelle zone proprio da Israele durante l' occupazione con un enorme ritorno economico x quel paese
Ciao a tutti:

secondo me la contrapposizione Iran Egitto é ingiusta.
L'Egitto, come tutti, deve prima pensare ai suoi interessi. Lui, la guerra dei sei giorni, l'aveva persa alla grande, e il fatto di aver conservato il canale di Suez, che é fondamentale per la sua bilancia dei pagamenti, era da leccarsi i baffi.
Al contrario di altri, lui quello che poteva fare lo ha fatto.
Se i Paesi arabi sostenessero l'Egitto come l'Occidente sostiene Israele, io dico che l'Egitto potrebbe parlare con Israele in maniera molto diversa.
L'Iran, in questa specie di guerra, sta mostrando capacitá notevoli, questo sí, e questo gli permette di avere una voce che l'Egitto ancora adesso non puó avere. O forse non vuole, questo non lo so.
Ma contrapporre l'Egitto "traditore" all'Iran eroico mi sembra riduttivo e allo stesso tempo eccessivo.
Certo, un Egitto militarmente forte potrebbe bloccare il canale di Suez e anche tutto il Mediterraneo sudorientale, chiudendo virtualmente i porti a Israele. Ma senza l'atomica non se ne parla.
Adesso, Israele é lí per controllare il Canale di Suez e il petrolio mediorientale, per impedire che i Paesi arabi possano strozzare l'Occidente.
Io dico che i Paesi arabi, a muso duro con l'Occidente non ci vogliono andare, e non ci andrebbero neanche se avessero l'atomica. Che cosa ci guadagnano?
Quindi possono sostenere la causa palestinese con il loro peso economico, che é enorme, e anche con quello demografico (i musulmani che votano in Europa sono parecchi, e un peso ce l'hanno). Ma di entrare militarmente in Israele per salvarli non se ne parla.
Poi, i Paesi arabi sono politicamente divisi come noi e anche peggio. Lá comandano ancora le famiglie e le tribú, e gli Stati sono ancora delle mere apparenze.
In sostanza, se é vero che i Paesi arabi in generale potrebbero fare molto di piú per i Palestinesi, lo possono fare collettivamente e non possono lasciare l'onere di rispondere ad Israele ad un solo Stato, che sia l'Egitto o Iran, con le sue sole forze.
Perché ricordo che Israele é una base militare americana, non un vero Stato. Se dovesse mantenere quell'esercito con le sue sole risorse economiche sarebbe fallito da una vita.
Considerando che l’Egitto è stata la culla dei fratelli mussulmani costituiti alla fine anni 20 sotto l’influenza inglese che terminò con Nasser per poi riprendere subito dopo la sua morte mi pare come questo paese sia stato usato per giustificare la paura islamica/mediorientale da parte israeliana e autorizzarli a fare le loro stragi. Quindi secondo me parlare di tradimento non è esatto direi che sono stati usati, a loro insaputa ?, in lungo e in largo dagli anglosassoni/sionisti per i loro scopi.
#8 Redazione. Il Jihad islamico è creazione dei Fratelli Mussulmani ( allora si chiamavano così, poi diventano Fratellanza mussulmana). Nasser li mise fuori legge. Eppure Nasser era nemico giurato di Israele. Credo ‘normale’ che il Jihad abbia condannato l’accordo di Egitto e Israele fatto da Sadat. Hanno cercato di destabilizzare l’Egitto quanto hanno potuto. Non ci sono ancora riusciti. Ritengo anche che sia importante capire se per gli egiziani sia stato un bene o un male. A mio avviso è stato meglio l’accordo invece di altre guerre sicuramente rovinose dato che Israele ha gli USA che lo proteggono. Ai palestinesi manca un altro Arafat. Arafat era palestinese nato in Egitto. Non è necessario che un capo nasca in Palestina. E’ necessario che sia palestinese. Nessuno può combattere al loro posto. Un conto è volere che Israele sparisca, un conto è volere che la Palestina sia terra dei palestinesi. Gli interessi anche dell’Iran non sono gli stessi dei palestinesi. Gli interessi degli egiziani non erano e non sono quelli dei palestinesi. A mio avviso Sadat ha fatto gli interessi degli egiziani.