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  • Commenti liberi 20 giugno 2026

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    • Scie Chimiche = Distrazione di Massa?
    • @gbhnjk Guarda lo riporto qui, ma potevi farlo anche tu eh  Stamattina guardando il cielo mi è scattato un pensiero. Mi sono sempre tenuto fuori dalla polemica sulle scie chimiche, come vengono erroneamente chiamate. Brevissima premessa: ho il brevetto di volo da diporto e per prenderlo ho dovuto masticare un po' di fisica meteorologica di base. Non sono un esperto, ma quella curiosità suscitata dalla passione per il volo mi è rimasta e mi spinge a scavare per capire i fenomeni, soprattutto quando la discussione assume toni deliranti da social, andando oltre le risposte banali dei telegiornali o le solite liti tra fazioni. Provo a condividere la mia riflessione e un po' dei miei studi, chissà che non serva a stemperare un po' il delirio, ma è un post necessariamente lungo e tanto so già che non se lo filerà nessuno. Come al solito, potrò sempre dire di averci provato. Parto dalla fisica pura, che poi è la domanda che mi sono fatto osservandole, proprio le basi, niente di speciale. Ma se sono semplici scie di condensa, perché oggi persistono così a lungo fino a creare stratificazioni gelatinose di cirrostrati, che tra l’altro mi trasformano delle belle giornate di sole in giornate demmerda? E perché tutto questo si nota solo da una decina d'anni a questa parte e prima non succedeva? La prima risposta sta nell'evoluzione dei motori. Gli aerei di linea moderni usano i Turbofan ad alto bypass, progettati per ottimizzare i consumi spingendo una massa d'aria enorme senza bruciarla. Non mi dilungo sul loro funzionamento, ma i loro gas di scarico sono molto più freddi dei motori di vecchia generazione e quindi, quando questa massa di aria fredda incontra l'aria gelida in quota, scatta una legge termodinamica precisa, spiegata dal criterio di Schmidt-Appleman: l’umidità contenuta nello scarico fa da "calamita" per l'umidità circostante. Si formano cristalli di ghiaccio che, invece di evaporare, richiamano e assorbono l'acqua presente nell'aria innescando una sorta di effetto domino e si allargano per chilometri. Ma c'è anche un secondo fattore decisivo e poco noto che è la composizione chimica dei carburanti di ultima generazione. Negli ultimi quindici anni le politiche Green, per ridurre le piogge acide e l'inquinamento, hanno emanato normative che hanno imposto processi intensivi di idrogenazione sulle raffinerie per ripulire il cherosene, il Jet A-1. Hanno quasi eliminato lo zolfo e abbattuto gli idrocarburi aromatici. Questo processo chimico industriale, ironicamente, ha modificato la fisica dello scarico in quota. La riduzione della fuliggine altera profondamente la formazione dei cristalli di ghiaccio, rendendo le scie più persistenti e inclini a formare cirri artificiali in ambienti freddi e umidi. Se da un lato hanno abbattuto i consumi e migliorato un po' il livello di CO2 rilasciato dai motori, la formazione di questi cirrostrati e questi cieli gelatinosi che creano, contribuiscono pesantemente a un effetto serra artificiale. Ci sono perfino delle regole internazionali per limitare questo fenomeno, che prevedono tasse ecologiche o l'obbligo di cambiare quota o rotta, in base alle previsioni meteorologiche d’alta quota delle varie aeronautiche militari. Il problema è che le compagnie fanno un puro calcolo di convenienza economica e quasi sempre costa meno pagare la tassa piuttosto che consumare più carburante a salire o scendendo di livello o cambiare rotta. A questo si aggiunge un oligopolio industriale totale, il mercato dei grandi aerei, Airbus e Boeing, e dei loro motori è in mano a tre soli marchi, General Electric, Rolls-Royce e Pratt & Whitney, che controllano il 99% dei motori dei liner globali. Quindi, avendo tutti la stessa tecnologia, il comportamento dello scarico è identico per quasi tutti i voli. Voli che si riversano in aerovie, queste specie di autostrade dei cieli, oggi affollatissime. I dati ufficiali di ENAC dicono che negli aeroporti italiani siamo passati dai circa 90 milioni di passeggeri dei primi anni 2000 al record storico di oltre 229 milioni dell'ultimo anno. A questo si aggiunge la geopolitica pesante, con la chiusura totale dello spazio aereo in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, i corridoi di volo commerciali europei si sono drasticamente ristretti. I voli non sono diminuiti, ma si sono trovati imbottigliati sopra le poche rotte sicure rimaste, che passano proprio sopra il Mediterraneo e l'Italia. Gli aerei viaggiano in coda a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro e il risultato visivo è quella griglia persistente, dove una scia si somma all'altra prima che l'atmosfera abbia il tempo di disperderla. In questo scenario, già abbastanza complesso, si inserisce la totale confusione con il Cloud Seeding, l’inseminazione delle nubi. Il Cloud Seeding è una tecnologia reale, studiata da decenni a livello istituzionale e universitario, per combattere la siccità o per "scaricare la tensione" energetica dei nuvoloni frammentando la grandine e trasformandola in pioggia prima che distrugga i raccolti. Eppure, la scienza indipendente ci dice che viene portata avanti da decenni con scarsissimi risultati pratici, alti costi e soprattutto funziona al contrario, si fa a quote medio-basse, si parla di circa 3.000 metri di quota, e solo dove ci sono già nuvole o condizioni favorevoli alla loro formazione. Infatti si chiama inseminazione delle nubi apposta, e non creazione delle nubi dal nulla. Quindi non c'entra nulla con le linee geometriche ad alta quota, attorno ai 10.000 metri, in un cielo sereno. E allora perché tutta questa complessa realtà non viene spiegata chiaramente dalle istituzioni, lasciando che il popolo si scontri in fazioni e tifoserie sui social? La verità è che una comunicazione trasparente innescherebbe una discussione altrettanto feroce sull'effetto serra che questi cirri artificiali producono, e metterebbe in discussione tutte le scelte sulle politiche Green e le sue contraddizioni, e l'opinione pubblica punterebbe il dito contro la politica che ha permesso questa deregolamentazione dei cieli in nome del profitto. L’ecotassa… con i liner che dispongono già delle app di AI che gli dicono in tempo reale cosa conviene fare, se attraversare le zone umide o cambiare rotta consumando più carburante… ma per favore. Molto meglio applicare il classico divide et impera, tenere la gente impegnata a discutere del nulla e a insultarsi a vicenda, mentre l’economia reale va a catafascio. Insomma, guardare in alto e farsi domande non è da complottisti, è da persone che notano i cambiamenti del mondo. E se le risposte sono nelle leggi della fisica, nelle esclusive industriali, nelle pressioni delle lobby industriali sulla politica, nella raffinazione chimica dei carburanti e nella realtà geopolitica ed economica dei nostri tempi, i segreti di palazzo servono a lasciare che ci azzuffiamo sul nulla, purché stiamo lontani dalla vita reale di questo povero paese.
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