La “questione fondamentale”

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2 Ore 33 Minuti fa #65407 da Anello Verde
Giovanni Ponte nel 1963 nell’articolo “Per chi scriviamo” affermava: (Testo completo disponibile al link: ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo ). … Con un paragone tratto da un’espressione popolare (che deriva da un noto simbolismo tradizionale), diremo che, se la vita è «una ruota che gira», vi è però un centro della ruota che non gira, intorno al quale si ordina tutto il suo movimento. In generale, la situazione dell’uomo contemporaneo è paragonabile a una posizione del tutto periferica sulla “ruota dell’esistenza”, senza una possibilità effettiva di ricollegarsi al suo asse; tale situazione, in quanto permanga, comporta anche, per una logica inevitabile, il destino di rimanere schiacciati al termine del proprio ristretto ciclo di esistenza, ed infatti la morte corporea rappresenta comunemente per l’uomo moderno una chiusura definitiva del proprio orizzonte.Il nostro discorso non è per chi si accontenti di questa condizione. E non è neppure per chi si accontenti di una fiducia passiva in ciò che sta all’origine della vita, e, mentre si lascia trascinare nella corrente del mondo contemporaneo, ritenga tuttavia di avere chissà quali “diritti” per l’“aldilà”.Non intendiamo negare che la credenza in una sopravvivenza, o in un’ulteriore esistenza, possa essere giustificata. Ma non è questo il punto che importa chiarire qui. Altra cosa è ricevere e, per così dire, subire un’ulteriore esistenza, altra cosa è ricollegarsi coscientemente a ciò che sta all’origine delle esistenze, non dopo una morte ma propriamente al di là e al di sopra di ogni morte. Altra cosa è rimanere chiusi nell’ambito sempre incerto di inclinazioni, sensazioni ed opinioni soggettive, altra cosa è raggiungere la certezza che viene dalla partecipazione diretta a quel Principio originario in cui risiede la spiegazione di ogni cosa.Il nostro discorso è con coloro che si pongono la fondamentale questione di come volgersi a tale scopo finale, e sono o saranno decisi ad affrontarla.…Osserviamo a questo proposito che le occasioni e le vie che conducono a porsi quella questione fondamentale, sia pure in forme diverse, sono praticamente innumerevoli; e, in un certo senso, si può anzi affermare che qualsiasi campo di esperienza o di ricerca, se venisse sufficientemente approfondito, condurrebbe inevitabilmente a doverla affrontare.…In ogni caso, quando si arriva al “nocciolo”, la “questione fondamentale” è essenzialmente unica, ed è tale da poter suscitare appunto quell’aspirazione di cui abbiamo parlato in principio.…Per esprimerci in termini che, pur riflettendo solo certi aspetti della questione, servono a metterne in evidenza il senso effettivo e non astratto, diremo che la “conquista dell’immortalità” non è dunque alcunché di fantastico e di immaginario, ma corrisponde bensì ad una possibilità reale, una possibilità che in certo modo coincide, in definitiva, con il fine e con la stessa ragion d’essere di ognuno.Ma quali saranno i mezzi per attuare tale possibilità? A dire il vero, a rigore, nessun “mezzo” è necessario in modo assoluto, dal momento che quello che si tratta di realizzare risiede nell’essenza stessa di ognuno. Però sussiste uno stato di fatto al quale l’uomo, nelle condizioni attuali, non può sfuggire: la sua coscienza è condizionata inevitabilmente da fattori esteriori, e uno sforzo isolato di concentrazione in se stesso, anche qualora fosse messo in atto in una certa misura, non potrebbe far incontrare altro che degli stati psicologici speciali, facilmente atti a provocare un ulteriore squilibrio e delle nuove illusioni.Dovrebbe così essere abbastanza facile capire che la vera via d’uscita è data dalla possibilità di incontrare sul proprio piano di realtà presente qualche cosa che stabilisca il legame tra quest’ultima e quel dominio dell’“immortalità” che si intende realizzare. A questo riguardo, la cosa migliore ci sembra essere evidentemente quella di riferirsi a come la questione viene considerata là dove si trova effettivamente “risolta”, e dove la presenza vivente di coloro che manifestano di aver realizzato lo scopo finale ha sempre fatto parte della situazione normale della società, persino dal punto di vista della mentalità generale: ed è questo il caso di ogni civiltà veramente tradizionale e completa verso l’alto.Eppure, questo riferimento che sarebbe quasi ovvio si trova oggi praticamente ostacolato e talvolta complicato in modo quasi inestricabile non soltanto per la generale ignoranza delle cose tradizionali, ma anche per l’influenza di innumerevoli correnti cosiddette “spiritualiste” che presentano una prospettiva falsa e confusa della questione, pretendendo poi di offrire delle vie che sono tutt’al più delle imitazioni o delle contraffazioni.… Il contatto con simili correnti non è mai indifferente, e riserva anzi dei pericoli assai più gravi di quello che si potrebbe immaginare a prima vista. Il mondo psichico, scambiato per “spirituale” con estrema facilità, presenta delle possibilità di illusione e di inganno immensamente più vaste e incontrollabili del mondo corporeo, fino a poter far smarrire definitivamente la strada; e in ogni caso la possibilità di procedere utilmente è preclusa fino a quando non ci si liberi dall’influenza di quelle stesse correnti, per intraprendere la ricerca dopo aver “ripulito” la propria mentalità.Riferendoci dunque a come la questione viene considerata in tutte le civiltà tradizionali, troviamo anche in senso “operativo” una concordanza precisa di indicazioni: nella condizione presente dell’umanità, è necessario ricevere una “influenza spirituale” trasmessa ritualmente attraverso una “catena” ininterrotta di uomini qualificati a conservarla e a tramandarla, risalente in definitiva a ciò che si tratta di raggiungere. In questa trasmissione consiste il rito di “iniziazione”, il quale è il punto di partenza indispensabile di un lavoro essenzialmente interiore ma appoggiato su mezzi concreti e tecniche che possono avere il loro riflesso in ogni grado di realtà: lavoro che permetterà di sviluppare ciò che dapprima è soltanto virtuale nell’iniziato, per realizzare infine quel grado di “iniziazione effettiva” che coincide con l’“immortalità”. D’altra parte, ad evitare interpretazioni semplicistiche in proposito, dobbiamo però insistere sul fatto che qualsiasi mezzo, anche se praticamente necessario, è di per sé del tutto inadeguato a tale finalità ultima, che non si può assolutamente considerare come un “risultato” ottenibile dall’esterno; e osserviamo inoltre che anche il lavoro di purificazione preliminare, per il quale i mezzi tradizionali sono oggi massimamente indispensabili, richiede già, per essere compiuto nel mondo attuale, un coraggio e un impegno costante che non a sproposito si potrebbe definire eroico.…

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