La Grande Opera

Di più
06/05/2019 08:28 #28276 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
Calendario massonico

06-05-2019
File allegato:

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Di più
04/06/2019 08:58 - 04/06/2019 15:26 #28590 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
Calendario massonico

04-06-2019
File allegato:

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 04/06/2019 15:26 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
10/06/2019 20:47 - 18/06/2019 09:26 #28750 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
SALVARE IL SALVABILE

"Vedo abbastanza chiaramente tre numeri due otto e un nove. Ma non so cosa significano, e non posso dire una data."
Alois Irlmaier

Finis Gloriae Mundi

File allegato:

© Copyright 2001 – Calogero Gurzeni – All Rights Reserved

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 18/06/2019 09:26 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
13/06/2019 13:49 - 17/07/2019 15:11 #28864 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
Il mistero delle cattedrali e l'interpretazione esoterica dei simboli ermetici della Grande Opera

Un rompicapo estivo

Finis Gloriae Mundi

File allegato:



File allegato:
File allegato:
File allegato:
File allegato:
File allegato:

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 17/07/2019 15:11 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
14/06/2019 12:22 - 15/06/2019 09:53 #28912 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
Z-hog vs PIIGS
ergo
PIIGS vs Zog

File allegato:


File allegato:


Meditate, gente, meditate!

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 15/06/2019 09:53 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
21/06/2019 10:15 #29213 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Di più
01/07/2019 23:07 - 04/07/2019 13:11 #29639 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
File allegato:

H.P. Blavatsky - La dottrina segreta - vol. 1 - Cosmogenesi, pag. 49


Ha da passà 'a nuttata.

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 04/07/2019 13:11 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
12/07/2019 06:22 #29901 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
LA 5^ FASE
Il punto debole

L'occasione propizia per fermare l'Agenda sionista è all'interno della 5^ fase, dopo sarà impossibile.

File allegato:


File allegato:

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Di più
14/07/2019 09:53 - 15/07/2019 08:23 #29978 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
keinpfusch.net/2019/july/12/questione-di-priorita/

Böse Büro

Questione di priorita'

il capitalismo non crollera' da solo. Semplicemente, risultera' poco competitivo

@Böse Büro · Jul 12, 2019

In questi giorni criticare il capitalismo e’ comodo. Anche perche’ tutti i partiti populisti cercano di apparire “rivoluzionari” e l’unico modo di farlo e’ di ripetere a pappagallo delle stronzate sentite dire in qualche film sui comunisti. Quindi alla fine tutti questi ignoranti pappagalli continuano a blaterare di “disuguaglianze che crescono” e di “lavoratori sfruttati” senza sapere di cosa parlino. Perche’ una cosa e’ certa: il “capitalismo” non crollera’ ne’ per le disuguaglianze (che si sono solo spostate geograficamente) ne’ per lo sfruttamento (che, ancora una volta, si e’ solo ridistribuito geograficamente).

Possiamo riassumere le cose in questo modo: un sistema stabile, che rimanga stabile, e ha bisogno che il 90% della popolazione sia sottopagato, di fronte alla crescita di un paese reagira’ spostando i sottopagati in altri paesi. Quindi se oggi il sistema si regge su 700 milioni di cinesi sottopagati e la Cina toglie dalla poverta’ 700 milioni di persone, se il sistema rimane in equilibrio i 700 milioni di sottopagati si sposteranno altrove.

E’ vero che le diseguaglianze in USA e EU sono cresciute, ma sono convito che se infilassimo nel computo anche lo stato dell’intero pianeta, scopriremmo che e’ vero, i lavoratori occidentali hanno perso reddito, ma lo hanno fatto a favore di altri che ora stanno meglio. Morale della storia: in realta’ diseguaglianze e sfruttamento si spostano in giro per il mondo. Quindi, se India e Cina prima entrano nel circolo capitalista e poi tirano fuori dalla poverta’ quasi un miliardo di persone, da qualche parte nel mondo devono saltare fuori un miliardo di poveri e di sfruttati.

Ma questo non succede perche’ qualcuno abbia rubato qualcosa a qualcun altro: questo succede semplicemente perche’ qualsiasi sistema molto complesso passa da uno stato di equilibrio all’altro, e se un sistema capitalista rimane in equilibrio (e non si passa ad un equilibrio che non chiameremmo “capitalismo”) allora i presupposti sono mantenuti.

E’ come il secondo principio della termodinamica: alla fine se in un sistema adiabatico pressione e volume rimangono quelli, se raffreddate una parte si riscalda qualche altra parte. Non c’e’ modo di sfuggire. Stirling docet.

In questo senso, diseguaglianze e sfruttamento non sono “prodotti collaterali” o “scorie” o “problemi da risolvere” : sono semplicemente il modo in cui il capitalismo funziona. Prima di ora non ci importava molto del problema perche’ le disuguaglianze erano ripartite geograficamente a favorire USA ed Europa. Oggi che esse si sono distribuite diciamo “cross-borders”, per classi sociali anziche’ per confini nazionali, la cosa e’ diventata un problema anche in questo angolo del mondo.

Che gli africani poveri emigrino in europa o che i soldi europei emigrino in Africa, in ogni caso le diseguaglianze e lo sfruttamento si sposteranno: se gli africani non fossero sfruttati ad inizio filiera nella raccolta dei pomodori, verranno sfruttati a mezza filiera nell’inscatolamento (magari facendolo in Africa) o nella consegna a domicilio. Ma questo e’ il “design” del capitalismo, e questo rimane. Ed essendo il design del capitalismo, esso non e’ una sua debolezza.

Le debolezze di un sistema prima stabile non vengono MAI dal loro design. Se un sistema raggiunge l’equilibrio e lo mantiene, il design e’ corretto. I problemi fatali vengono sempre da fattori che NON erano compresi o previsti dal design.

Quelli che si sforzano di capire quale debolezza produrra’ la fine del capitalismo e il suo passaggio ad un altro sistema non devono cercare tra le caratteristiche del capitalismo. E’ come dire che i mammiferi si estingueranno perche’ il loro corpo si comporta male. No, si comporta benissimo: semmai avverra’ un’estinzione come per i dinosauri sara’ qualcosa di esterno.

Allo stesso modo, se si vuole individuare il difetto sistemico del capitalismo e del libero mercato in generale, esso va cercato tra le cose che il capitalismo non e’ disegnato per fare. Ovvero: la scelta delle priorita’.

Prendiamo un esempio: quando in Cina c’erano 700 milioni di poveri, per il capitalismo non era un problema. Non era urgente tirarli fuori dal loro stato, o fare della Cina un paese sviluppato. E allora dobbiamo chiederci come mai sia successo. E la risposta e’ semplice: questa era la priorita’ del governo cinese.

E’ stato il governo cinese a porre delle priorita’: per il sistema capitalista la Cina poteva tranquillamente rimanere un paese del terzo mondo che forniva schiavi. MA ad un certo punto, il governo cinese ha deciso che la sua priorita’ era di togliere dalla poverta’ 700 milioni di poveri in 30 anni, e lo hanno fatto. Per fare questo hanno sacrificato una generazione di lavoratori , hanno sacrificato la sicurezza ambientale del proprio paese e diverse altre cose, che eventualmente avevano una priorita’ inferiore.

Ed e’ qui il punto: ad un certo punto in 30 anni il governo cinese tira fuori dalla poverta’ 700 milioni di persone. Un’impresa titanica, mai riuscita a nessuna classe dirigente occidentale, possibile soltanto per una proprieta’ del governo cinese:

Il governo puo’ decidere quali siano le priorita’ per una data popolazione. Ne’ “il mercato” ne’ il “capitalismo” sono in grado di farlo.

Qualche idiota dira’ che la priorita’ del capitalismo e’ di “produrre valore agli azionisti” o cazzate del genere, ma si tratta di inutili tautologie. Siccome il capitalismo e’ un sistema che definisce sia il valore che gli azionisti, e’ come dire che la mia priorita’ di oggi e’ di rispettare la Legge di Maxwell. Perche’, ho scelta?

Questo e’ l’ambito , esterno al design del capitalismo, che ne produrra’ il collasso.

Prendiamo delle notizie recenti. Arriva Apple e investe in qualche zona disastrata, assumendo gli ingegneri piu’ brillanti. Ok. Quindi adesso abbiamo una nazione che fatica a portare l’acqua corrente e a smaltire i rifiuti dalle strade che impiega il meglio delle risorse umane per scrivere la prossima “App Scorreggiona per Iphone”.

Vediamola in termini di priorita’:

• Smaltire i rifiuti dalle strade evitando epidemie.
• Portare vera acqua corrente nelle case.
• Fare la App Alzatette per Iphone che con la AI fotografa la tardona con le tette sedicenni.

Se foste il governo della nazione X, e aveste solo, diciamo, 100 ingegneri, dove li mettereste a lavorare? La risposta e’ che onestamente ve ne sbattereste la minchia delle tardone americane che vogliono i selfie con le tette sedicenni, e impieghereste le migliori menti del paese nelle cose che hanno priorita’ maggiore.

Facciamo un esempio: sta bruciando una casa. Il padrone di casa ha assicurato la casa per seicentomila euro, mentre gli affittuari non hanno assicurazioni sulla vita. I pompieri possono usare Co2 o Xeno (un gas neutro) per spegnere l’incendio, a costo di uccidere gli occupanti. Oppure possono salvare gli occupanti, a spese della casa.

Se mettete un assicuratore a fare la scelta seguendo un criterio economico, egli non prendera’ in considerazione delle priorita’, ma solo dei costi. E ordinera’ di salvare l’edificio uccidendo gli abitanti. Al contrario, per i pompieri la priorita’ e’ di salvare gli occupanti a prescindere.

Si potra’ obiettare che la priorita’ dell’assicuratore e’ diminuire i costi, ma le cose non stanno in questo modo: quando parlo di priorita’ mi riferisco ad una decisione presa PRIMA di valutare pro e contro in una situazione specifica, mentre l’assicuratore deve valutare pro e contro, costi e benefici, e poi prendere la decisione.

Una priorita’ come “pensare prima agli esseri umani da salvare” e’ stata data ai pompieri PRIMA di conoscere costi e benefici. Mentre la priorita’ “minimizza i costi” richiede di volta in volta una valutazione prima di decidere sul da farsi. Allo stesso modo, “evitare le epidemie viene prima di programmare la nuova App Alzatette di Apple” e’ qualcosa che il governo puo’ decidere PRIMA di conoscere costi e benefici.

Quando si decide una priorita’ non si conoscono ancora i benefici e i costi della sua implementazione. Essa e’ generale e astratta. Il capitalismo e’ incapace, data una popolazione qualsiasi, di decidere delle priorita’. Se chiedete ad un assicuratore di dirvi se nel caso dell’incendio si debba sacrificare la casa o si debbano sacrificare le persone, dira’ che “se la casa e’ assicurata e lo e’ per una cifra maggiore, allora si salva la casa. Nel caso contrario si salvano gli occupanti. Se nessuno dei due enti e’ assicurato (o sono assicurati per la stessa cifra), allora e’ indifferente chi salvare”.

Ma questo richiede una decisione caso per caso, mentre una priorita’ e’, appunto, aprioristica.

Ed e’ questo che il capitalismo non sa fare: fissare le priorita’ per una popolazione. Esso sa fissare qualche criterio decisionale per gli enti economici, ma non lo sa fare per intere popolazioni. Tuttavia, il capitalismo deve coinvolgere interamente intere popolazioni per sopravvivere.

E quindi possiamo riassumere:

• Il capitalismo sa fissare solo criteri decisionali , e solo per enti economici dotati di capitale.
• Il capitalismo per sopravvivere deve coinvolgere anche la popolazione che non ha capitale.
• Il capitalismo non sa fissare le priorita’ di una popolazione.

LA terza voce e’ esattamente il punto debole ed e’ il punto di crollo. Prendete per esempio Trump. Potete dire che le sue priorita’ siano discutibili, ma quando dice che se ne impippa di quanti soldi le aziende facciano in Messico, perche’ la priorita’ sono i lavoratori (elettori della white trash) americana, sta fissando delle priorita’. Non ha probabilmente valutato l’impatto, il costo, le conseguenze o i problemi che deriveranno da questa scaletta (ed e’ evidente a tutti che non lo abia fatto) ma il punto e’ che Trump sta colpendo il capitalismo americano dal lato ove esso non puo’ produrre risposte.

Se anche qualche capitalista volesse controbattere e dire “no, le priorita’ sono altre”; Trump potrebbe anche fotterlo chiedendogli “ecco, dimmi quali sono le priorita’ del popolo americano” e nessun capitalista sapra’ rispondere. Il capitalismo in se’ non fornisce alcuna risposta a questa domanda. Vi potranno dire quali sono gli obiettivi dei capitalisti, ma le priorita’ di una popolazione vanno oltre il design del capitalismo in se’.

Questo e’ il motivo per il quale i governo cinese e’ cosi’ difficile da criticare per i capitalisti. BAdate bene: sta bloccando Facebook e Google dallo sbarcare in Cina. Tutto il nazionalizzabile e’ nazionalizzato, e il resto e’ sotto il controllo del partito. Ma se provano ad aprire bocca, il governo cinese dira’ “la nostra priorita’ era di tirar fuori 700 milioni di persone dalla miseria, e per il futuro la priorita’ e’ di fare lo stesso nell’ovest cinese, e fare lo stesso per altri 700 milioni. Le vostre priorita’ per la CIna quali sono?”.

E chiaramente il problema non si porrebbe: i capitalisti non saprebbero rispondere alla domanda. Farfuglierebbero di sviluppo e cazzi buffi, ma alla fine il problema rimarrebbe quello: per la popolazione, nulla.

Come evolve il problema?

Il problema e’ che la popolazione fa politica, ed e’ sempre un problema politico, democrazia o dittatura. Quando ad un certo punto la popolazione nota di non essere piu’ una priorita’ per il governo, puo’ fare due cose. La prima e’ ribellarsi, la seconda e’ di seguire un leader che abbia delle priorita’. Putin, per esempio, non e’ un leader particolarmente brillante e non e’ nemmeno il fautore di alcun miracolo economico: la Russia si e’ stabilizzata dopo il crollo del comunismo e lo arebbe fatto comunque. L’equilibrio che ha raggiunto, comunque, non e’ dei migliori: in gran parte della Russia (escluse le citta’ principali) la vita dei piu’ sarebbe considerata inaccettabile per noi occidentali. Il PIL procapite e’ basso anche rispetto al costo della vita, e la durata della vita e’ terribilmente corta rispetto a noi.

Tuttavia Putin piace, per una ragione: fa quello che un sistema capitalista non sa fare. Fissa delle priorita’.

Per ora i populisti hanno solo una percezione fumosa del problema. Sputano frasi a casaccio tipo “prima i connazionali”, ma si appoggiano a categorie obsolete come “nazionalismo”. Ma il problema non e’ la nazione o l’identita’. Il problema sono le priorita’.

In questo preciso momento, in maniera piu’ o meno chiara, la popolazione ha capito che cosa non potra’ mai avere da un sistema dominato dal capitalismo: una lista chiara di priorita’ sulle quali pianificare. In una nazione che ha la priorita’ di favorire l’industria il vostro pargolo potra’ ben scegliere che scuola fare e per quale lavoro prepararsi. Ma se togliete questa prorita’ e lasciate fare il mercato, esso vi dira’ “i lavori del prossimo decennio non esistono ancora”. Aha. Bella frase. Ma per il ragazzo che deve scegliere la propria scuola superiore, che cazzo vuol dire? Niente.

Una frase del tipo “le nostrie priorita’ sono industria chimica, tessile, e agroalimentare” potrebbe aiutare nella scelta su come investire le risorse, che non sono rinnovabili: il ragazzo ha una sola gioventu’. Il capitalismo non harisposte a questo: gli dice “prova, se scegli l’indirizzo sbagliato ti scarteremo e ti getteremo via come una merda e ne prenderemo un altro”. Non e’ decisamente abbastanza per guidare una scelta.

Questo e’ il punto di crollo: alle classi dirigenti e’ chiesto di stabilire una lista di priorita' che siano astratte, generali e aprioristiche, cioe’ che non dipendano dalla contingenza o dalla congiuntura. Se i pompieri hanno la priorita’ di salvare le vite umane, essa non dipende dalla contingenza o dalla congiuntura: rimane quella. Chi chiama i pompieri sa che cercheranno di salvare prima le persone e poi le cose. Fine.

Se chiamo il capitalismo mi dira’ “decidiamo al momento , dopo aver analizzato pro e contro”: quindi non sai se chiamando i Pompieri, essi cercheranno di salvarti o meno.

Se osservate la direzione che la politica ha preso nel corso degli anni scorsi, scoprite sempre la stessa cosa: ai dirigenti viene chiesto sempre piu’ spesso di chiarire delle priorita’ astratte e generali, le Costituzioni sono sempre piu’ citate perche’ sembrano stabilire una lista di priorita’, e vincono quei partiti che pur farfugliando minchiate sembrano dare proprio una lista di priorita’, e persino una ragazzina autistica riesce ad avere successo semplicemente perche’ indica una priorita’ come tale.

A tutto questo il sistema capitalista non sa come rispondere.

Prima o poi qualche intellettuale si rendera’ conto di come il centro di tutto sia stabilire quali siano le priorita’ per una certa popolazione. Una volta che il problema delle priorita diverra’ chiaro, tutti i partiti per vivere dovranno dare priorita’ come risposta. Siccome il capitalismo/mercatismo non ha, nel proprio design, quello di stabilire le priorita’ di una data popolazione , esso non sapra’ mantenere il consenso.

E da li’, la fine e’ segnata. Nessun sistema umano sopravvive senza consenso diffuso.

Ma se vi illudete, come fanno i veterocomunisti, che il capitalismo crollera’ per iseguaglianze o per lo sfruttamento, vi sfugge il punto. Il capitalismo su queste cose si fonda. Nessun edificio crolla perche’ ha fondamenta troppo robuste.

Crollano sempre dal lato dove non sono robusti.

© 2017+ Böse Büro All Rights Reserved.
..................................................................................................................................................................................

Commento di Moonchild:

Questo e’ il punto di crollo: alle classi dirigenti e’ chiesto di stabilire una lista di priorita' che siano astratte, generali e aprioristiche, cioe’ che non dipendano dalla contingenza o dalla congiuntura.

Il nome appropriato è "Gerarchia dei valori".

Come si stabilisce filosoficamente matematicamente una gerarchia dei valori?
Posto che Politica e Finanza NON siano "grandezze" commensurabili, (lato e diagonale di un quadrato) dobbiamo porre sul lato (unità di misura fondamentale) o la Politica o la Finanza. A voi la scelta, TUTTO il resto è conseguenza.

Valori = Sephiroth = Chakra

File allegato:


Grazie Uriel, hai scritto un capolavoro! Chapeau.

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 15/07/2019 08:23 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
16/07/2019 13:37 - 18/07/2019 12:05 #30090 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
La dottrina degli Illuminati
Metafisica

SOCRATE: [...] Altri, invece, sono molto più
raffinati e, di essi, io vado a esporti i misteri; il principio, al quale sono
connesse anche tutte le considerazioni che svolgevamo poco fa, è che tutto è
movimento e niente altro esiste oltre questo
; del movimento poi due sono gli
aspetti, senza limiti l’uno e l’altro per quantità, e l’uno ha l’attitudine a fare,
l’altro a sentire (patire). Dall’unione e dallo sfregamento di questi due viene generata
la prole, senza limite per moltitudine, [156a] ma pure duplice, l’una il
sensibile, l’altra la sensazione, che viene sempre a incontrarsi e a generarsi
con il sensibile. Dunque le sensazioni vengono da noi così denominate:
visive, uditive, olfattive, di freddo, di caldo, piacere, dolore, desiderio, paura
e ve ne sono anche altre infinite e senza nome, ma moltissime lo hanno. Il
genere dei sensibili poi nasce contemporaneamente a ciascuna di esse: [l56c]
colori svariati in rapporto a svariate sensazioni della vista, allo stesso modo i
suoni con le sensazioni dell’udito e così dalle altre sensazioni derivano
assieme tutti gli altri sensibili.

Platone, Teeteto

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 18/07/2019 12:05 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
16/07/2019 13:53 - 17/07/2019 14:08 #30091 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
La dottrina degli Illuminati
Gnoseologia

SOCRATE: Vedi se in qualche modo arriviamo alla conclusione. Esso
significa che tutte queste cose, come dicevamo, si muovono, e nel loro
movimento sono insite velocità e lentezza. Tutto quel che è lento contiene
[156d] il movimento nello stesso luogo e relativamente a quello che gli è
posto vicino, e così genera pure, ma, quanto nasce in tal maniera, è più
veloce. Di fatto si muove e in questo spostarsi sta per natura il suo
movimento. Quando lo sguardo e un altro qualunque oggetto tra quelli che
con lo sguardo sono commensurabili, producono la bianchezza,
coll’avvicinarsi, e la sensazione che le è connaturata, cosa che non potrebbe
avvenire se l’uno e l’altro di questi due andassero chi in un verso e chi in un
altro, allora, muovendosi nello spazio di mezzo, la vista in relazione agli
occhi [156e] e anche la bianchezza in relazione alla sensazione che insieme
genera il colore, allora appunto l’occhio si fa pieno di vista e vede e non
diventa più vista, ma occhio che vede, e ciò che insieme all’occhio genera il
colore vien riempito di bianchezza e diventa non bianchezza ma bianco, sia
esso legno, o pietra o un’altra cosa qualunque, cui è accaduto di essere tinto
di tale colore bianco. E così anche per il resto, il duro, il caldo e tutto quanto
si deve intendere in questo modo, che nessuna qualità di per se stessa è nulla,
[157a] cosa che dicevamo anche allora, ma che, nell’unione delle une con le
altre, diventano tutto e diverse in conseguenza del movimento, poiché il
fattore che agisce e quello che subisce, essi dicono, non è possibile pensarli
sicuramente in relazione a una cosa sola. Infatti non esiste fattore che agisce
prima che non si sia unito a quello che subisce, né vi è fattore che subisce
prima di essere unito a quello che agisce. Quello poi che è fattore agente
quando si unisce con qualche cosa, incontrandone un’altra subito diventa
fattore che subisce. Così da tutto ciò, come dicevamo all’inizio, ne consegue
che nessuna cosa è in sé e per sé, ma sempre diviene in rapporto a un’altra, e
dunque [157b] l’essere va eliminato in ogni modo, anche se noi spesso,
anche poco fa, siamo stati costretti a farne uso, un po’ per consuetudine, un
po’ per inesperienza. Questo non bisogna farlo, secondo il ragionamento dei
sapienti, né ammettere “una cosa” o “di qualcosa” o “di me” o “questo” o
“quello” o alcun altro nome che indichi staticità, ma usarne secondo la natura
delle cose e dire che esse si generano, si compiono, vanno in rovina,
subiscono alterazioni. Perché se qualcuno rende fermo qualcosa col suo
argomentare, egli può essere agevolmente contestato. occorre dunque parlare
in questo modo sia delle cose singole, sia anche di molte messe insieme,
come l’insieme cui pongono [157c] il nome di uomo, di pietra, e ogni tipo di animale e specie.

Platone, Teeteto

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 17/07/2019 14:08 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
16/07/2019 16:54 - 16/07/2019 19:13 #30094 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
La dottrina degli Illuminati
Etica

Glaucone: [358b] «Via», disse, «ascolta anche me, per vedere se resti ancora della tua
opinione. Mi sembra che Trasimaco sia stato incantato da te troppo presto,
come un serpente, e la dimostrazione dei concetti di giustizia e ingiustizia non
mi ha ancora convinto; desidero infatti ascoltare che cos’è l’una e l’altra cosa,
e quale forza possiedono di per sé quando agiscono sull’anima, lasciando
perdere i compensi e ciò che ne deriva. Farò dunque così, se anche tu sei
d’accordo: rinnoverò [358c] il discorso di Trasimaco, e innanzitutto esporrò
l’opinione comune sulla giustizia e sulla sua origine; in secondo luogo dirò
che tutti coloro che la praticano lo fanno contro voglia, come una necessità e
non come un bene; in terzo luogo che la loro condotta è ragionevole, perché
secondo loro la vita dell’ingiusto è di gran lunga migliore di quella del giusto.
Io però, Socrate, non sono di questo avviso: tuttavia mi trovo nel dubbio,
perché ho le orecchie rintronate dai discorsi di Trasimaco e di tantissime altre
persone, ma non ho ancora sentito nessuno esporre nel modo in cui voglio la
tesi che [358d] la giustizia è migliore dell’ingiustizia; io voglio sentirla
elogiare per se stessa, e mi aspetto questo discorso soprattutto da te. Pertanto
mi sforzerò di tessere le lodi della vita ingiusta, e con le mie parole ti
mostrerò come voglio sentirti biasimare a tua volta l’ingiustizia ed elogiare la
giustizia. Vedi dunque se la mia proposta ti piace».
«Più d’ogni altra!», risposi. «Su quale argomento una persona assennata
potrebbe aver piacere di parlare e ascoltare più spesso?»
[358e] «Molto bene», disse. «Ascolta ora il primo argomento che avevo
preannunciato, ovvero che cos’è la giustizia e da dove nasce. Si dice che il
commettere ingiustizia sia per natura un bene, il subirla un male, e che il
subirla sia un male maggiore di quanto non sia un bene commetterla; di
conseguenza, quando gli uomini commettono ingiustizie reciproche e
provano entrambe le condizioni, non potendo evitare l’una [359a] e a
scegliere l’altra sembra loro vantaggioso accordarsi per non commettere né
subire ingiustizia. Di qui cominciarono a stabilire leggi e patti tra loro e a dare
a ciò che viene imposto dalla legge il nome di legittimo e di giusto. Questa è
l’origine e l’essenza della giustizia, che sta a metà tra la condizione migliore,
quella di chi non paga il fio delle ingiustizie commesse, e la condizione
peggiore, quella di chi non può vendicarsi delle ingiustizie subite.
Ma la
giustizia, essendo in una posizione intermedia tra questi due estremi, viene
amata non come un bene, [359b] ma come un qualcosa che è tenuto in conto
per l’incapacità di commettere ingiustizia; chi infatti potesse agire così e fosse
un vero uomo, non si accorderebbe mai con qualcuno per non commettere o
subire ingiustizia, perché sarebbe pazzo. Tale, Socrate, è dunque la natura e
l’origine della giustizia, secondo l’opinione corrente».
«Ci renderemmo conto perfettamente che anche chi la pratica lo fa contro
voglia, per l’impossibilità di commettere ingiustizia, se immaginassimo una
prova come questa: [359c] dare a ciascuno dei due, al giusto e all’ingiusto, la
facoltà di fare ciò che vuole, e poi seguirli osservando dove li condurrà il
loro desiderio. Allora coglieremmo sul fatto il giusto a battere la stessa strada
dell’ingiusto per spirito di soperchieria, cosa che ogni natura è portata a
perseguire come un bene, mentre la legge la devia a forza a onorare
l’uguaglianza. E la facoltà di cui parlo sarebbe tale soprattutto se avessero il
potere [359d] che viene attribuito a Gige, l’antenato di Creso re di Lidia.
Si racconta che egli serviva come pastore l’allora sovrano di Lidia. Un giorno, a
causa delle forti piogge e di un terremoto, la terra si spaccò e si produsse una
fenditura nel luogo in cui teneva il gregge al pascolo. Gige si meravigliò al
vederla e vi discese; qui, tra le altre cose mirabili di cui si favoleggia, vide un
cavallo di bronzo, cavo, con delle aperture. Egli vi si affacciò e scorse là
dentro un cadavere, che appariva più grande delle normali dimensioni di un
uomo; e senza avergli tolto nulla [359e] tranne un anello d’oro che portava a
una mano, uscì fuori. Quando ci fu la consueta riunione dei pastori per dare
al re il rendiconto mensile sullo stato delle greggi, si presentò anch’egli, con
l’anello al dito; quindi, mentre era seduto in mezzo agli altri, girò per caso il
castone dell’anello verso di sé, all’interno della mano, e così [360a] divenne
invisibile ai compagni che gli sedevano accanto e che si misero a parlare di
lui come se fosse andato via. Egli ne rimase stupito e toccando di nuovo
l’anello girò il castone verso l’esterno, e appena l’ebbe girato ridiventò
visibile. Riflettendo sulla cosa, volle verificare se l’anello aveva questo
potere, e in effetti gli accadeva di diventare invisibile quando girava il
castone verso l’interno, visibile quando lo girava verso l’esterno. Non appena
si accorse di questo fece in modo di essere incluso tra i messi personali del
re; una volta raggiunto l’obiettivo [360b] divenne l’amante della sua sposa,
congiurò assieme a lei contro il re, lo uccise e in questo modo si impadronì
del potere. Se dunque esistessero due anelli di tal genere e uno se lo mettesse
al dito l’uomo giusto, l’altro l’uomo ingiusto, non ci sarebbe nessuno, a quel
che sembra, così adamantino da persistere nella giustizia e avere il coraggio
di astenersi dai beni altrui senza neanche toccarli, potendo prendere
impunemente dal mercato ciò che vuole, [360c] entrare nelle case e
congiungersi con chi vuole, uccidere e liberare di prigione chi vuole, e fare
tutte le altre cose che lo renderebbero tra gli uomini pari agli dèi. Agendo
così non farebbe niente di diverso dall’altro uomo, ma batterebbero entrambi
la stessa via. E questa può essere definita una prova decisiva del fatto che
nessuno è giusto di sua volontà, ma per costrizione, come se non ritenesse la
giustizia un bene di per sé: ciascuno, là dove pensa di poter commettere
ingiustizia, la commette. Ogni uomo infatti crede che sul piano personale
l’ingiustizia sia [360d] molto più vantaggiosa della giustizia, e ha ragione a
crederlo, come dirà chiunque voglia difendere questa tesi; poiché se uno,
venuto in possesso di un simile potere, non volesse commettere ingiustizia
alcuna e non toccasse i beni altrui, agli occhi di quanti lo venissero a sapere
parrebbe l’uomo più infelice e più stupido, ma in faccia agli altri lo
loderebbero, ingannandosi a vicenda per timore di subire ingiustizia. Così
stanno le cose. [360e] Potremo valutare correttamente la vita delle persone di
cui stiamo parlando se distingueremo l’uomo più giusto e l’uomo più
ingiusto; altrimenti no. E il criterio distintivo sarà il seguente: non togliamo
nulla all’ingiustizia dell’ingiusto e alla giustizia del giusto, ma poniamoli
entrambi al più alto grado di perfezione nella loro condotta. Innanzitutto
supponiamo che l’ingiusto si comporti come i bravi artigiani: ad esempio,
come un timoniere molto esperto o un medico sa discernere nell’esercizio
della propria arte ciò che è possibile da ciò che non lo è, [361a] mette mano a
certe cose e ne tralascia altre, e inoltre, se per caso commette uno sbaglio, è in
grado di porvi rimedio, così anche l’uomo ingiusto deve intraprendere le sue
azioni delittuose con accortezza, senza farsi scoprire, se vuole essere
veramente ingiusto. Chi viene colto sul fatto dev’essere giudicato una
persona dappoco, poiché il massimo dell’ingiustizia consiste nel sembrare
giusto senza esserlo
. Pertanto a chi è perfettamente ingiusto bisogna
concedere la più perfetta ingiustizia senza togliergli nulla, anzi gli si deve
permettere di procurarsi [361b] la più grande reputazione di giustizia
compiendo le azioni più ingiuste
; inoltre deve avere la possibilità di rimediare
agli errori che eventualmente commette, di parlare in modo persuasivo se
qualche sua ingiustizia viene denunciata, e di ricorrere alla forza nelle
circostanze che la richiedono, grazie al suo coraggio, al suo vigore e alla
disponibilità di amici e sostanze. Stabilita in questi termini la sua indole,
supponiamo di collocargli accanto il giusto, uomo schietto e nobile,
desideroso, come dice Eschilo, di non sembrare buono, ma di esserlo.
Bisogna però togliergli l’apparenza di giustizia, perché se sembrerà [361c]
giusto, avrà per questa sua fama onori e ricompense, e non sarebbe chiaro se
si comporta così per amore di giustizia o per ricevere donativi e onori. Perciò
bisogna spogliarlo di tutto, tranne che della giustizia, facendo in modo che si
trovi nella condizione opposta a quella dell’individuo di prima: senza
commettere ingiustizia alcuna abbia la fama [361d] della più grande
ingiustizia
, così verrà provato se la sua giustizia non si lascerà piegare dalla
cattiva fama e dalle sue conseguenze; resti però irremovibile fino alla morte,
giusto per tutta la vita pur nell’apparenza di ingiustizia, e quando entrambi
saranno giunti al culmine, l’uno della giustizia, l’altro dell’ingiustizia, si
giudicherà chi dei due sia più felice».
«Ahimè, caro Glaucone», feci io, «con quanto vigore levighi i due
individui, come una statua da sottoporre al giudizio!».
«Faccio del mio meglio», rispose. «Rappresentando così i due caratteri
credo che non sia più difficile spiegare quale [361e] vita attende l’uno e
l’altro. Diciamolo dunque; e se le mie parole riusciranno un po’ rozze, non
pensare, Socrate, che le proferisca io, bensì coloro che lodano l’ingiustizia
anziché la giustizia. Essi diranno che in queste condizioni il giusto sarà
frustato, torturato, imprigionato, gli saranno bruciati [362a] gli occhi, e alla
fine, dopo aver subito ogni genere di mali, verrà impalato ( "messo in croce". Vi ricorda qualcuno? )
e riconoscerà che non bisogna voler essere giusti, ma sembrarlo.
Il verso di Eschilo sarebbe molto più corretto applicarlo all’ingiusto. In realtà diranno
che l’ingiusto, dal momento che dedica i suoi sforzi a una cosa attinente alla verità e
non vive secondo l’apparenza, non sembra ingiusto ma vuole esserlo,
“nella mente frutto traendo da profondo solco, [362b] donde germogliano gli accorti
intendimenti”.
In primo luogo, grazie alla sua fama di giusto, egli governa
nella sua città, poi prende moglie dove vuole e dà le figlie in sposa a chi
vuole, stipula contratti e associazioni con chi gli pare, e oltre a tutto ciò ha il
vantaggio di ricavarne un guadagno, perché non gli ripugna commettere
ingiustizia. Perciò, quando prende parte a contese pubbliche e private, ne
esce vincitore e ha la meglio sugli avversari; in questo modo si arricchisce,
[362c] benefica gli amici e danneggia i nemici, offre agli dèi sacrifici e doni
votivi con il dovuto decoro, e si procura il favore degli dèi e di qualsiasi
uomo desideri molto meglio dell’uomo giusto. Di conseguenza è probabile
che a lui, più che all’uomo giusto, tocchi di essere caro agli dèi. Per questo
motivo, Socrate, essi sostengono che gli dèi e gli uomini riservano
all’ingiusto una vita migliore che al giusto» [...]

[...] Adimanto: Tutti questi discorsi», continuò, «caro Socrate, e tanti altri che si
fanno sulla virtù e la malvagità e sulla considerazione in cui gli uomini e gli
dèi le tengono, quale effetto pensiamo che abbiano, a udirli, sull’anima di
quei giovani dotati d’ingegno e capaci, quasi gettandosi a volo su tutto ciò
che si dice, di dedurne come si deve [365b] essere e quale strada si deve
percorrere per passare la vita nel modo migliore?
È verosimile che un
giovane ripeta a se stesso il verso di Pindaro: “scalerò l’alto muro con la
giustizia o con torti inganni”
e costruitomi un riparo trascorrerò in questo
modo la vita? Infatti, stando a quanto si dice, se sono giusto senza averne
l’apparenza non mi viene alcun vantaggio, bensì travagli e castighi manifesti,
mentre all’ingiusto che si è acquistato fama di giustizia è attribuita
un’esistenza divina. [365c] Quindi, dato che “l’apparire forza anche la
verità”

ed è arbitro della felicità, come mi dimostrano i sapienti, debbo
assolutamente volgermi ad esso e tracciare attorno a me un’immagine
adombrata di virtù, a mo’ di facciata esterna, trascinandomi dietro la volpe
astuta e versatile del sapientissimo Archiloco.
“Ma non è facile” obietterà
qualcuno “celare sempre la propria malvagità”. Nessun’altra grande impresa (Grande Opera)
è agevole, [365d] risponderemo. Ad ogni modo, se vogliamo essere felici,
bisogna percorrere questa via, seguendo le orme dei nostri discorsi. Per non
essere scoperti stringeremo congiure e società, e ci sono maestri di
persuasione che forniscono un’abilità concionatrice e causidica, grazie alla
quale ora persuaderemo, ora costringeremo con la forza, così da prevalere
senza pagarne il fio.
“Ma non è possibile né sfuggire agli dèi né piegarli con la forza”.
Ma se non esistono o non si danno pensiero delle vicende umane, perché
dobbiamo preoccuparci [365e] di sfuggire loro? Se invece esistono e si
prendono cura di noi, non li conosciamo altrimenti che per sentito dire o
dalle leggende e dai poeti autori di genealogie; e sono proprio costoro ad
affermare che gli dèi si possono convincere a passare dalla nostra parte con
sacrifici, “blande preghiere” e offerte votive. Ora, a questi poeti bisogna
credere in entrambi i punti, o in nessuno dei due. Se bisogna prestar loro
fede, si deve operare ingiustamente e offrire sacrifici in espiazione [366a]
delle colpe commesse. Infatti, se saremo giusti, eviteremo unicamente i
castighi degli dèi, ma perderemo i guadagni che derivano dall’ingiustizia; se
invece saremo ingiusti godremo di questi vantaggi e per quanto trasgressori e
peccatori persuaderemo gli dèi con le nostre suppliche e ne verremo fuori
impuniti.
“Ma nell’Ade pagheremo il fio delle colpe commesse sulla terra, noi stessi
o i figli dei nostri figli”. Ma caro, dirà il nostro amico facendo i suoi conti, le
iniziazioni e gli dèi liberatori sono molto potenti, come dicono le città più
forti [366b] e i figli degli dèi, ovvero i poeti e gli interpreti di stirpe divina, i
quali rivelano che le cose stanno così.
Per quale ragione dunque dovremmo ancora preferire la giustizia alla più
grande ingiustizia, se acquistandocela con un falso decoro staremo a nostro
agio con gli dèi e con gli uomini sia da vivi sia da morti, come vuole
l’opinione della gente e degli individui eccellenti?

Platone, Repubblica, Libro II

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 16/07/2019 19:13 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
17/07/2019 14:19 - 18/07/2019 19:28 #30127 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
La dottrina degli Illuminati
Teologia e Cosmologia

IL DEMIURGO
Yahweh

In queste pagine, tratte da Il pendolo di Foucault, Umberto Eco, ricorrendo ad una particolare tecnica narrativa - scrivere in filigrana - descrive la "creazione" dell'Universo ad opera del Demiurgo attraverso le varie fasi dell'evoluzione dello stile pittorico di Riccardo (il Demiurgo), un artista le cui opere fanno bella mostra di sé ad una festa organizzata dalla rivista Picatrix.
...........................................


Perché io sono la prima e l'ultima.
Io sono l'onorata e l'odiata.
Io sono la prostituta e la santa.
(Frammento di Nag Hammadi 6,2)


Entrò Lorenza Pellegrini. Belbo guardò il soffitto e chiese un ultimo
martini. C'era tensione nell'aria e accennai ad alzarmi. Lorenza mi trat-
tenne. "No, venite tutti con me, stasera si apre la nuova mostra di Ric-
cardo, inaugura un nuovo stile! È grande, tu Jacopo lo conosci."
Sapevo chi era Riccardo, girava sempre da Pilade (lapide), ma allora non capii
perché Belbo si concentrò con maggior impegno sul soffitto. Dopo aver
letto i files so che Riccardo era l'uomo con la cicatrice, con cui Belbo non
aveva avuto il coraggio di ingaggiar rissa.
(Belbo vs Riccardo = Cristo vs Yahweh)
Lorenza insisteva, la galleria non era lontano da Pilade, avevano orga-
nizzato una festa vera e propria, anzi un'orgia. Diotallevi ne fu sconvolto
e disse subito che doveva rientrare, io ero incerto, ma era evidente che
Lorenza voleva anche me, e anche questo faceva soffrire Belbo, che ve-
deva allontanarsi il momento del dialogo a tu per tu. Ma non potei sot-
trarmi all'invito e ci avviammo.
Io non amavo molto quel Riccardo. (1^ fase) All'inizio degli anni sessanta pro-
duceva quadri molto noiosi, tessiture minute di neri e di grigi, molto geo-
metriche
, un poco optical, che facevano ballare gli occhi. Erano intitolati
Composizione 15, Parallasse 17, Euclide X. Appena iniziato il sessantotto
esponeva nelle case occupate, aveva di poco cambiato la tavolozza, (2^fase)
ora erano solo contrasti violenti di neri e bianchi, la maglia era più grande, e i
titoli suonavano Ce n'est qu'un debut, Molotov, Cento fiori. Quando ero
tornato a Milano lo avevo visto esporre in un circolo dove si adorava il
dottor Wagner, (3^ fase) aveva eliminato i neri, lavorava su strutture bianche,
dove i contrasti erano dati solo dai rilievi del tracciato su una carta Fa-
briano porosa, in modo che i quadri, spiegava, rivelassero profili diversi a
seconda dell'incidenza della luce. Si intitolavano Elogio dell'ambiguità,
A/Traverso, Ca, Bergstrasse e Denegazione 15.
Quella sera, non appena entrati nella nuova galleria, capii che la poe-
tica di Riccardo aveva subito una profonda evoluzione. (4^ fase) L'esposizione si
intitolava Megale Apophasis. Riccardo era passato al figurativo, con una
tavolozza smagliante. Giocava di citazioni, e poiché non credo sapesse di-
segnare, immagino lavorasse proiettando sulla tela la diapositiva di un
quadro celebre
(il Demiurgo copia dal Mondo delle Idee) - le scelte si aggiravano
tra pompiers fine secolo e simbolisti del primo Novecento. Sul tracciato originale lavorava
con una tecnica puntinata, (gli atomi) attraverso gradazioni infinitesimali di colore, percorrendo
punto a punto tutto lo spettro, in modo da iniziare sempre da un nucleo
molto luminoso e fiammeggiante e finire sul nero assoluto - o viceversa, a
seconda del concetto mistico o cosmologico che voleva esprimere.
C'erano montagne che emanavano raggi di luce, scomposti in un pulviscolo
237

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 18/07/2019 19:28 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
17/07/2019 14:24 - 18/07/2019 09:10 #30128 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
di sfere dai colori tenui, si intravedevano cieli concentrici con accenni di
angeli dalle ali trasparenti, qualcosa di simile al Paradiso del Dorè. I titoli
erano Beatrix, Mystica Rosa, Dante Gabriele 33, Fedeli d'Amore, Atanòr,
Homunculus 666 - ecco da dove viene la* passione di Lorenza per gli
omuncoli, mi dissi. Il quadro più grande si intitolava Sophia, e rappresen-
tava una specie di colata di angeli neri che sfumava alla base generando
una creatura bianca accarezzata da grandi mani livide, ricalcate su quella
che si vede ritta contro il cielo in Guernica. La commistione era dubbia, e
da vicino l'esecuzione risultava rozza, ma da due o tre metri l'effetto era
molto lirico.
"Io sono un realista vecchio stampo," mi sussurrò Belbo, "capisco solo
Mondrian. Che cosa rappresenta un quadro non geometrico?"
"Prima lui era geometrico," (l'Architetto) dissi.
"Quella non era geometria. Era piastrellatura per bagni."
Frattanto Lorenza era corsa ad abbracciare Riccardo, lui e Belbo si
erano scambiati un cenno di saluto. C'era ressa, la galleria si presentava
come un loft di New York, tutto bianco, e con i tubi del riscaldamento, o
dell'acqua, a nudo sul soffitto. Chissà quanto avevano speso a retroda-
tarla così. In un angolo un sistema di amplificazione stordiva gli astanti
con musiche orientali, cose col sitar, se ben ricordo, di quelle che non ri-
conosci la melodia. Tutti passavano distratti davanti ai quadri per affol-
larsi ai tavoli sul fondo, e afferrare bicchieri di carta. Eravamo arrivati a
serata inoltrata, l'atmosfera era densa di fumo, qualche ragazza ogni tanto
accennava a movenze di danza al centro della sala, ma tutti erano ancora
occupati a conversare, e a consumare il buffet, invero assai ricco. Mi se-
detti su un divano ai cui piedi giaceva una grande coppa di vetro, ancora
piena a metà di macedonia. Stavo per prenderne un poco, perché non
avevo cenato, ma ebbi l'impressione di scorgervi come lo stampo di un
piede, che aveva pressato al centro i cubetti di frutta, riducendoli a un
pavé omogeneo. Non era impossibile, perché il pavimento era ormai ba-
gnato da chiazze di vino bianco, e qualcuno degli invitati si muoveva già
a fatica.
Belbo aveva catturato un bicchiere e si muoveva con indolenza, senza
meta apparente, battendo ogni tanto la mano sulla spalla a qualcuno. Cer-
cava di ritrovare Lorenza.
Ma pochi stavano fermi. La folla era intenta a una sorta di movimento
circolare, come api che cercassero un fiore ancora ignoto
. Io non cercavo
nulla, eppure mi ero alzato, e mi spostavo seguendo gli impulsi che mi ve-
nivano inviati dal gruppo
. Vedevo poco lontano da me Lorenza che va-
gava mimando agnizioni passionali con l'uno o con l'altro, la testa alta, lo
sguardo volutamente miope, le spalle e il seno fermi e dritti, un passo sva-
gato di giraffa.
A un certo punto, il flusso naturale mi immobilizzò in un angolo dietro
un tavolo, con Lorenza e Belbo che mi davano le spalle, finalmente incro-
ciatisi, forse per caso, e anche loro bloccati. Non so se si erano accorti
della mia presenza, ma in quel gran rumore di fondo nessuno ormai sen-
238

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 18/07/2019 09:10 da Moonchild.

Di più
17/07/2019 14:27 - 17/07/2019 16:06 #30129 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
tiva quel che dicevano gli altri. Si considerarono isolati, e io fui obbligato
ad ascoltare la loro conversazione.
"Allora," diceva Belbo, "dove hai conosciuto il tuo Agliè?" (uno dei nomi di Dio/Diavolo)
"Mio? Anche tuo, da quel che ho visto oggi. Tu puoi conoscere Si-
mone e io no. Bravo."
"Perché lo chiami Simone? Perché ti chiama Sophia?"
"Ma è un gioco! L'ho conosciuto da amici, va bene? E lo trovo affasci-
nante. Mi bacia la mano come fossi una principessa. E potrebbe essere
mio padre."
"Sta' attenta che non diventi il padre di tuo figlio." (a chi si riferisce?)
Mi sembrava di essere io che parlavo, a Bahia, con Amparo. Lorenza
aveva ragione. Agliè sapeva come si bacia la mano a una giovane signora
che ignora questo rito.
"Perché Simone e Sophia?" insisteva Belbo. "Si chiama Simone, lui?"
"È una storia meravigliosa. Tu lo sapevi che il nostro universo è frutto
di un errore
e che un poco è colpa mia? Sophia era la parte femminile di
Dio
, perché allora Dio era più femmina che maschio, siete stati poi voi
che gli avete messo la barba e lo avete chiamato Lui. Io ero la sua metà
buona. Dice Simone che io ho voluto generare il mondo senza chiedere il
permesso, io la Sophia, che si chiama anche, aspetta, ecco, l'Ennoia.
Credo che la mia parte maschile non volesse creare - forse non ne aveva
il coraggio, forse era impotente - e io invece di congiungermi con lui ho
voluto fare il mondo da sola, non resistevo, credo che fosse per eccesso di
amore, è vero, adoro tutto questo universo incasinato. Per questo sono
l'anima di questo mondo
. Lo dice Simone."
"Che gentile. Dice a tutte così?"
"No stupido, solo a me. Perché mi ha capito meglio di te, non cerca di
ridurmi alla sua immagine. Capisce che occorre lasciarmi vivere la vita a
modo mio. E così ha fatto Sophia, si è buttata a fare il mondo. Si è scon-
trata con la materia primordiale
, che era schifosa, credo che non usasse
deodoranti, e non l'ha fatto apposta ma pare che sia lei che ha fatto il
Demo... come si dice?"
"Non sarà il Demiurgo?"
"Ecco, lui. Non ricordo se questo Demiurgo lo ha fatto Sophia oppure
c'era già e lei lo ha sobillato, dai scemo, fa' il mondo che poi ci diver-
tiamo. Il Demiurgo doveva essere un casinista e non sapeva fare il mondo
come si deve
, anzi non avrebbe neppure dovuto farlo, perché la materia è
cattiva e lui non era autorizzato a metterci le mani. Insomma ha combi-
nato quello che ha combinato e Sophia ci è rimasta dentro. Prigioniera
del mondo.
"
Lorenza parlava, e beveva molto. Ogni due minuti, mentre molti si
erano messi a oscillare blandamente in mezzo alla sala, con gli occhi
chiusi
, Riccardo le passava davanti e le versava qualcosa nel bicchiere.
Belbo cercava di interromperlo, dicendo che Lorenza aveva già bevuto
troppo, ma Riccardo rideva scuotendo la testa, e lei si ribellava, dicendo
che teneva l'alcool meglio di Jacopo perché lei era più giovane.
239

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 17/07/2019 16:06 da Moonchild.

Di più
17/07/2019 14:29 - 17/07/2019 16:16 #30130 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
"Okay, okay," diceva Belbo. "Non dare ascolto al nonno. Da' ascolto a
Simone. Cosa ti ha detto ancora?"
"Questo, che sono prigioniera del mondo, anzi degli angeli cattivi... (Arconti)
perché in questa storia gli angeli sono cattivi e hanno aiutato il Demiurgo
a fare tutto il casino... gli angeli cattivi, dicevo, mi tengono tra di loro,
non mi vogliono lasciar scappare, e mi fanno soffrire. Ma ogni tanto tra
gli uomini c'è chi mi riconosce. Come Simone. Dice che gli era già acca-
duto un'altra volta, mille anni fa - perché non te l'ho detto ma Simone è
praticamente immortale, sapessi quante cose ha visto..."
"Certo, certo. Ma adesso non bere più."
"Ssst... Simone mi ha trovato una volta che ero una prostituta in un
bordello di Tiro, e mi chiamavo Elena..."
"Questo ti dice quel signore? E tu sei tutta contenta. Permetta che le
baci la mano, puttanella del mio universo di merda... Che gentiluomo."
"Caso mai la puttanella era quell'Elena. E poi quando a quei tempi si
diceva prostituta si diceva una donna libera, senza vincoli, un'intellet-
tuale, una che non voleva fare la casalinga, lo sai anche tu che una prosti-
tuta era una cortigiana, una che teneva salotto, oggi sarebbe una che fa le
pubbliche relazioni, chiami puttana una che fa le pubbliche relazioni,
come fosse una baldracca di quelle che accendono i falò per i camionisti?"
A quel punto Riccardo le passò di nuovo accanto e la prese per un
braccio. "Vieni a ballare," disse.
Stavano in mezzo alla sala, accennando a lievi movimenti un poco tra-
sognati, come se battessero su di un tamburo. Ma a tratti Riccardo la
traeva a sé, e le poneva una mano sulla nuca, possessivamente, e lei lo se-
guiva a occhi chiusi, il volto acceso, il capo gettato all'indietro, coi capelli
che le cadevano oltre le spalle, in verticale. Belbo si accendeva una siga-
retta dietro l'altra.
Dopo un poco Lorenza afferrò Riccardo alla vita e lo fece muovere
lentamente, sino a che non furono a un passo da Belbo. Continuando a
ballare, Lorenza gli prese il bicchiere di mano. Teneva Riccardo con la si-
nistra, il bicchiere con la destra, volgeva lo sguardo un poco umido a Ja-
copo, e sembrava che piangesse, ma sorrideva... E gli parlava.
"E non è stata mica l'unica volta, sai?"
"L'unica che?" chiese Belbo.
"Che ha incontrato Sophia. Tanti secoli dopo Simone è stato anche
Guglielmo Postel."
"Era uno che portava le lettere?"
"Idiota. Era un sapiente del Rinascimento, che leggeva l'ebreo..."
"L'ebraico."
"E cosa cambia? Lo leggeva come i ragazzini leggono Topolino. A
prima vista. Ebbene, in un ospedale di Venezia incontra una serva vec-
chia e analfabeta, la sua Joanna, la guarda e dice, ecco, io ho capito, que-
sta è la nuova incarnazione della Sophia, dell'Ennoia, è la Gran Madre
del Mondo
scesa tra noi per redimere (Tikkùn) il mondo ('Olàm) intero che ha un'anima
femminile. E così Postel si porta Joanna con sé, tutti gli danno del matto,
240

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 17/07/2019 16:16 da Moonchild.

Di più
17/07/2019 14:31 - 17/07/2019 16:34 #30131 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
ma lui niente, l'adora, vuole liberarla dalla prigionia degli angeli, e
quando lei muore lui rimane a fissare il sole per un'ora e sta tanti giorni
senza bere e senza mangiare, abitato da Joanna che non c'è più ma è come
se ci fosse, perché è sempre lì, che abita il mondo, e ogni tanto riaffiora,
come dire, si incarna... Non è una storia da piangere?"
"Mi sciolgo in lacrime. E a te piace tanto essere Sophia?"
"Ma lo sono anche per te, amore. Sai che prima di conoscermi avevi
delle orribili cravatte e la forfora sulle spalle?"
Riccardo le aveva ripreso la nuca. "Posso partecipare alla conversa-
zione?" aveva detto.
"Tu stai buono e balla. Sei lo strumento della mia lussuria."
"Mi va bene."
Belbo continuava come se l'altro non esistesse: "Allora tu sei la sua
prostituta, la sua femminista che fa le PR, e lui è il tuo Simone."
"Io non mi chiamo Simone," disse Riccardo, con la bocca già impa-
stata.
"Non stiamo parlando di te," disse Belbo. Da un poco stavo a disagio
per lui. Lui, di solito così geloso dei propri sentimenti, stava mettendo in
scena il suo diverbio amoroso di fronte a un testimone, anzi, a un rivale.
Ma da quell'ultima battuta mi accorsi che, mettendosi a nudo di fronte al-
l'altro - nel momento in cui l'avversario vero era un altro ancora - egli
riaffermava nell'unico modo che gli era concesso il suo possesso di Lo-
renza.
Intanto Lorenza stava rispondendo, dopo aver sollecitato un altro bic-
chiere da qualcuno: "Ma per gioco. Ma io amo te."
"Meno male che non mi odi. Senti, io vorrei andare a casa, ho un at-
tacco di gastrite. Io sono ancora prigioniero della materia bassa. A me Si-
mone non ha promesso niente. Vieni via con me?"
"Ma stiamo ancora un poco. È così bello. Non ti diverti? E poi non ho
ancora guardato i quadri. Hai visto che Riccardo ne ha fatto uno su di
me?"
"Quante cose vorrei fare su di te," disse Riccardo.
"Sei volgare. Stai lontano. Sto parlando con Jacopo. Jacopo, Cristo,
solo tu puoi fare i giochi intellettuali coi tuoi amici, io no? Chi è che mi
tratta come una prostituta di Tiro? Tu."
"L'avrei giurato. Io. Sono io che ti spingo nelle braccia dei vecchi si-
gnori."
"Lui non ha mai tentato di prendermi tra le braccia. Non è un satiro.
Ti dà noia che non voglia portarmi a letto ma mi consideri un partner in-
tellettuale."
"Allumeuse."
"Questo proprio non lo dovevi dire. Riccardo, portami a cercare qual-
cosa da bere."
"No, aspetta," disse Belbo. "Adesso mi dici se lo prendi sul serio, vo-
glio capire se sei matta o no. E smetti di bere. Dimmi se lo prendi sul se-
rio, perdio!"
241

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 17/07/2019 16:34 da Moonchild.

Di più
17/07/2019 14:34 - 18/07/2019 11:52 #30132 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
"Ma amore, è il nostro gioco, tra me e lui. E poi il bello della storia è
che quando Sophia capisce chi è, e si libera dalla tirannia degli angeli,
può muoversi libera dal peccato..."
"Hai smesso di peccare?"
"Ti prego, ripensaci," disse Riccardo baciandola pudicamente sulla
fronte.
"Al contrario," rispose lei a Belbo, senza guardare il pittore, "tutte
quelle cose là non sono più peccato, si può fare tutto quel che si vuole per
liberarsi dalla carne, si è al di là del bene e del male."
(vi ricorda niente?)
Diede una spinta a Riccardo e lo allontanò da sé. Proclamò ad alta
voce: "Io sono la Sophia e per liberarmi dagli angeli debbo perpetare...
prerpretare... per-pe-trare tutti i peccati, anche i più deliziosi!"

Andò, barcollando lievemente, in un angolo dove sedeva una ragazza
vestita di nero, con gli occhi molto bistrati, la carnagione pallida. L'at-
trasse al centro della sala e iniziò a ondeggiare con lei. Stavano quasi ven-
tre contro ventre, le braccia rilassate lungo i fianchi. "Io posso amare an-
che te,"
disse. E la baciò sulla bocca.
Gli altri si erano fatti intorno a semicerchio, un poco eccitati, e qual-
cuno gridò qualcosa. Belbo si era seduto, con un'espressione impenetra-
bile, e guardava la scena come un impresario che assista a un provino. Era
sudato e aveva un tic all'occhio sinistro, che non gli avevo mai notato. A
un tratto, quando Lorenza ballava da almeno cinque minuti, accennando
sempre più a movimenti di profferta, ebbe uno scatto: "Adesso vieni qui."
Lorenza si arrestò, allargò le gambe, protese le braccia avanti e gridò:
"Io sono la prostituta e la santa!"
"Tu sei la stronza," disse Belbo alzandosi. Andò dritto verso di lei, la
prese con violenza per un polso, e la trascinò verso la porta.
"Fermo," gridò lei, "non ti permettere..." Poi scoppiò in lacrime e gli
buttò le braccia al collo. "Amore, ma io sono la Sophia di te, ti sarai mica
arrabbiato per questo..."
Belbo le passò teneramente il braccio intorno alle spalle, la baciò su
una tempia, le ravviò i capelli, poi disse verso la sala: "Scusatela, non è
abituata a bere così."
Udii qualche risatina fra gli astanti. Credo le avesse udite anche Belbo.
Mi scorse sulla soglia, e fece qualcosa che non ho mai saputo se fosse per
me, per gli altri, per lui. Lo fece in sordina, a mezza voce, quando ormai
gli altri si erano disinteressati di loro.
Sempre tenendo Lorenza per le spalle, si rigirò di tre quarti verso la
sala e disse piano, col tono di chi dice un'ovvietà: "Chicchiricchì."
242


(Jacopo Belbo è Gesù Cristo,
Lorenza Pellegrini è Maria Maddalena).

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”
Ultima Modifica 18/07/2019 11:52 da Moonchild. Motivo: Edit

Di più
18/07/2019 19:31 #30181 da Moonchild
Risposta da Moonchild al topic La Grande Opera
La dottrina degli Illuminati
Politica

“Per capire chi vi comanda, basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Tempo creazione pagina: 0.155 secondi

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. INFO