LA FINE DEGLI ALIENI POTERI DEL DOTTOR FREUD ED UN BARLUME IN PIÙ DI SAGGEZZA.

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07/03/2019 15:43 - 07/03/2019 15:53 #27433 da FireBall
La condizione disperata in cui versavano gli ambienti della neurologia e della medicina motivò interessamenti psicologici e medico-sanitari. Per tali interessamenti separatamente dalla psicologia si iniziò ad usare, da più di un secolo ormai, tecnica non scienza psicoanalitica. Ai giovamenti seguirono tentativi di appropriazione ed espropriazioni. In tempi nei quali in Occidente la medicina, sparita quale concetto rigoroso da luoghi importanti già vittime di intrusioni e violenze, è restata precaria, la comunicazione potenziata e perseverata ha portato ad esaurimento il potenziale distruttivo degli intrusi, che fondavano propri successi anche su separazioni e negazioni comunicative.
Le scienze possono essere quanto ad utilizzo ecologiche, politiche, anche delle comunicazioni. Ciò significa che le comunicazioni possono essere non solo tramiti di scienza ma contenuti scientifici.
È la comunicazione recente e recentissima, soprattutto telematica, che ha bloccato le iniziative tese ad impedire ecologia di esperienze scientifiche e di relative medicine. Tale comunicazione si avvale di raggiungimenti passati perché la sua forza si basa sul ripristino di reti di significati per azioni realmente significanti.
In quanto tale essa non è sminuita dalla possibilità discussiva anzi ne è potenziata.

Nel messaggio seguente sono menzionate e con evidenza difficoltà degli ambienti, sociali e non solo sociali, di organizzazioni sanitarie e dove si svolgono terapia e medicina, in riferimento ad ecologia di rapporti umani, psicoterapia, supporti scientifici, aiuti filosofici. Non solo scopo anche argomento del mio messaggio è ecologico.

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V'è senza dubbio una erronea attribuzione di senso al lavoro psicoanalitico freudiano ed una interpretazione di troppo. Ciò è accaduto per aver trascurato la impostazione neurologica di quel lavoro che si avvaleva di uso esterno, tecnico, del metodo psicoanalitico oppure di uso non professionale, sostenuto questo da dottrina psicologica di S. Freud e non da sua scienza neurologica. In mezzo a questa dottrina si ritrova errore madornale sulle eredità mentali, da S. Freud considerate contraddittoriamente in omologia non analogia psicofisica, quest'ultimo essendo un principio cardine della esperienza scientifica psicologica (che appunto non è esperimento). Si ritrova in quel mezzo anche inconcludenza circa la distinzione conscio/inconscio a causa di altro errore madornale circa i rapporti tra i due domini della Mente, da S. Freud concepiti secondo uni-bi-lateralità, essendo essi in realtà multi-bi-laterali, ovvero il preconscio ed il subconscio sono relazionati in maniera dinamica e del tutto complessa. Questa realtà non piace a quei sedicenti neurologi che sognano di far mappe dei percorsi della energia mentale come fosser mappamondi e che poi vanno accomunando encefalogrammi e mappamondi ancora più assurdamente; certo coi sogni non possono farci nulla se non vogliono trarci ispirazione per il possibile (in verità amano troppo elucubrare su versi scritti e troppo poco riflettere sui sogni).
Oltre a questo, vi fu una analoga sopravvalutazione di autore stesso di quel lavoro, S. Freud cioè, che si tributava profondità di significati psicologici inesistenti e soprattutto da stesso autore vi fu sottovalutazione di quanto positivo fatto per un linguaggio scientifico neurologico non incompatibile con il discorso psicologico professionale e scientifico. In tal senso nelle opere di Freud si trovano significati ulteriori, ma a patto di fare molta attenzione a non confondere questi con gli errori suddetti. Inoltre resta necessario identificare la negazione, del tutto arbitraria ed antiscientifica, che S. Freud attuò del vissuto psicologico delle religioni. Questo la esperienza psicologica lo descrive quale contenuto numinoso, cioè sacrale, misterioso, allusivo, degli atti psicologici anche comuni oppure comunitari ed analizzando dottrine, testi sacri, riti, essa non dimostra né conferma alcunché su esistenza o inesistenza di Dio e dice del divino quale numinosità non inversamente, ma non afferma e non nega l'inversione, neanche se identifica l'aspetto conoscitivo non arbitrario e fantastico delle mitizzazioni spontaneamente attuate dalla mente umana.
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Secondo la psicopatologia di cui si avvale la medicina il significato è la decifrazione-scioglimento di un evento svantaggioso oppure spiacevole. Secondo psicologia non dinamica in uso dalla psichiatria, tale risoluzione è un disvelamento, una presa di coscienza, che può essere espansione o riduzione favorevoli, variamente secondo esigenze della vita e forze e riuscite vitali. Ciò si presenta interamente o parzialmente quale sequenza di nessi causali, scientifici cioè di ricerche che ottengono quanto ricercato, mentali in riferimento alle reazioni istintive o non solo istintive per ristabilirsi la salute o aver cura di sé, medici cioè di prassi tendenti a favorire i processi vitali dei malati. Tali piani vanno quindi intesi con distinzione e considerati solo parte di una totalità di altre sequenze possibili, di patologia non negativa o diversamente negativa.
A S. Freud capitò di notare le espansioni coscienziali positive, perché erano accadimenti costanti e ripetuti dei casi che osservava, e di questo volle farne oggetto di speculazioni intellettuali, ambizioni scientifiche nuove ed ulteriori, polemiche lavorative, tutte attività fallimentari! Tentare una filosofia psicologica illuminista fu un suo ultimo tentativo che tanto di nuovo diede da pensare a tanti filosofi ma di tutt'altro da quel che aveva supposto Freud stesso, che vero e proprio filosofo mai divenne.
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La psicologia studiando le motivazioni ne scopre carattere strumentale, dipendente dalla volontà (si consideri la Teoria del Finalismo nella psicologia analitica e complessa e gli studi sull'atto di volontà della psicologia umanistica e transpersonale e ad aproccio integrato di Roberto Assagioli). Ovvero la psicologia empirica ha definito la motivazione uno strumento mentale per uno scopo della Mente. Ciò etiologicamente(psicologicamente) si rappresenta nel trovare che alla motivazione che raggiunge lo scopo corrisponde un nesso (che indico con N) fenomenico tra due fenomeni:

1 inizio di una realizzazione tramite una motivazione ,
2 ultimazione della realizzazione tramite la motivazione ,
N) il dare o darsi (volontariamente) motivazione per la soddisfazione da ottenere e (per persistente volontà) ottenuta.

Psicologicamente(etiologicamente) :

Principio di volontà (motivante) fine del volere.

La psicologia empirica studia strumenti e scopi mentali, inoltre internamente, esplicitamente od implicitamente, ma diversamente dallo esempio illustrato, ne studia anche nessi causali, codesti del tutto relativi, cioè inconsistenti ma sensati. Fondamentali i sensi delle emozioni:

La emozione è suscitata, in base ad un rapporto di Causa bipartita tra Io/Altro ed effetto verso Io oppure verso Altro, o di Causa esterna al Sé.

Invece la soddisfazione dei bisogni segue schemi complicati non di sole cause ed effetti.
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La psicologia detta medica unisce propria etiologia ad etiologia, propriamente eziologia (in quanto la etiologia ne è dipendente da studi aggiunti scientifici) medica (la medicina non è àmbito di scienza, ma di tecnica).
Se si usa metodo psicologico di psicoanalisi, esso individua e precisa particolari che possono inerire etiologicamente-eziologicamente alle azioni mediche. Si possono dunque individuare dei nessi, che per la scienza psicologica sono accolti senza spiegazioni, postulati ipotetici scientifici provvisori, secondo vari tempi medici, anche collettivi. Tali nessi causali se mentali sono tutti interni a Finalismo cioè inconsistenti ma sensati. Per tramite dell'utilizzo medico la psicologia applicata alla terapia assume nozioni ulteriori ma queste non sono elaborabili e neppure psicoanaliticamente rielaborabili. Neppure interdisciplinarità consente di più.
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Questo implica che le interpretazioni sui fatti e dei fatti non possano riceverne alcunché di valido ma solo di eventualmente utile. Questa implicazione è evidente da esperienze e attività di psicologi e psicoanalisti e di tutte le altre empirie solo successivamente a verifica di impossibilità, perché tali studi non spiegano fatti e non deducendo fatti neppure in connubi tecnici o di tipo tecnico dunque non sono consulenze valide per stabilire i fatti ed ovviamente neppure tecnicamente o tecnologicamente si può di più perché la tecnica serve per realizzare scopi entro accadimenti più o meno conosciuti.
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Le interpretazioni filosofiche hanno utilità attestabile anche in base a considerazioni scientifiche empiriche che definiscono i mezzi per vivere o della vita, ma ovviamente tali studi scientifici non studiano mai tutto, solo particolarmente e parzialmente e non totalmente.
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La tecnica psicoanalitica separata in uso non da psicologi né esperti né periti psicologi, ma da medici generici o neurologi e la psicoanalisi quale funzione mentale in atto e non metodo è stata dai tempi di S. Freud fino ad oggi praticata molto ed anche ad altrui discapito e poco utilizzata realmente.
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Vi fu una visione politica filosofica-intellettualistica, il freudomarxismo, che dei pochi utilizzi non ne teneva in conto e che cercava di porre utilità negli usi soltanto, in quanto diretta da ideologie antiindividualiste, influenzata dai comportamenti di massa, disinteressata a considerazioni scientifiche vaste includenti i fenomeni prettamente energetici. A causa dei poteri sovietici che subivano le direttive totalitarie comuniste, tale politica fu interlocutore culturale per l'Europa dove gli Stati non escludevano la opzione comunista ma che ad Ovest non accettavano in forma totalitaria e di cui non accoglievano tutti sempre tutto il resto accettabile. In Unione Sovietica erano diffusi gli studi particolari e specialistici sull'inconscio collettivo di cui principali indipendenti. I restanti studi occidentali erano ivi diffidati ma non se ne poteva del tutto impedirne. Molti filosofi europei rifiutarono il freudomarxismo agendo per una trasformazione della tecnica psicoanalitica separata. Altri ne volevano rifacimento. La filosofia della scienza assicurava libertà da sopravvalutazione della scienza fintantoché riusciva a protrarsi e per questo scopo il positivismo era inetto e controproducente perché era stessa scienza ad essere oggetto filosofico non solo suoi dati e se si eccedeva nel tributare valore conoscitivo a questi dati si perdeva stessa azione di filosofia.
I disaccordi della filosofia o filosofici con la stessa ermeneutica critica vertevano sulla esigenza di salvaguardare stesso oggetto di critica ed in quanto tali furono risolutivi ma non distruttivi. Continuò la critica filosofica alle interpretazioni ingenue e la psicoanalisi freudiana fu sottoposta a vagli intellettuali e rifiuti culturali in vaste parti del mondo mentre la psicoanalisi postfreudiana sopravvissuta che già era confluita nell'alveo della junghiana cominciò parte a disintegrarsi in junghismo, da freudojunghismo in postfreudojunghismo e junghismo, altra parte terminò con sèguiti lacaniani o postlacaniani, altra parte ancora raccolti propri risultati non originali ne riformulò secondo esigenze culturali diverse, poi trovando ugual esito delle restanti parti ma secondo differenziazioni culturali etniche, perché la riformulazione era dovuta a bisogno di riconoscere violenze etnofobiche in stessa ispirazione del tecnico e poi indottrinato psicoanalista Sigmund Freud. In questo doppio èsito non valse l'aiuto della pedagogia di Anna Freud, che pure si era adoperata e con successi per mostrare la violenza culturale ed anche diversa di S. Freud stesso. Con strategie diverse, si riuscì ad estrapolare quindi etno-psicoanaliticamente quanto di eterodotto da S. Freud accumulato in sua dottrina, in verità anche un poco o molto occulta, e chi estrapolava ricostruiva un sapere psicoanalitico basato su distinzioni etniche. Ciò permise di capire meglio per quali ambienti Sigmund Freud aveva svolto ottima professione di medico generico impegnato nella cura delle nevrosi tramite psicoterapia e tecnica psicoanalitica e per quali invece non aveva fatto solo questo o nulla o quasi nulla di questo. Così si agiva per evitare di privilegiare e di trascurare. In ambienti politici di sinistra ciò fu sostenuto attivamente, soprattutto in America Centrale. Per tramite di studi storici su scienza e filosofia e politica, allora stesse scienza, filosofia, politica presero in esame il caso Sigmund Freud e le relative controversie giungendo a tali conclusioni:
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Sigmund Freud aveva in proprie opere a carattere dottrinario incluso, secondo codici non del tutto o non sùbito interpretabili, varie risultanze di valore scientifico, che aveva ottenuto da confronti con scienziati di cui non aveva esplicitato apporti, rendendo precario il futuro della ricerca neurologica e difficoltosi presente e futuro della attività psicologica e ardui quelli della ricerca antropologica e quasi proibitivi quelli della ricerca etnologica. Su questo ultimo fatto si potette pervenire a descrizione precisa:  S. Freud era stato un egocentrico individualista che aveva avversato le ricerche scientifiche sulle collettività e che aveva concentrato maggior propria avversione secondo odio per quanto diverso da proprio mondo culturale non solo passato e per odio verso la alterità etnica ed etnologica quale da lui variamente percepita.
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Le ultime, assai recenti, scoperte scientifiche della neurologia sull'equilibrio ìnsito in stessa realtà vivente neuronale (premiate anche col Nobel) e la recente precisa definizione accademica e sociale delle attività scientifiche psicologiche e la ultima inclusione accademica delle attività scientifiche etnologiche in Europa ed Occidente, se comparate alle testimonianze scritte della dottrina non scienza psicologica di S. Freud assieme ai documenti anche scritti dei suoi successi di ricercatore scientifico in àmbiti neurologici ed interdisciplinari, mostrano la funzione occultante ed antiscientifica di alcuni elementi dottrinari di cui autore stesso Sigmund Freud.

MAURO PASTORE
Ultima Modifica 07/03/2019 15:53 da FireBall.

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