MOONWALKERS A 17’ POLLICI


PUBBLICATO MOONWALKERS 2 - LA PROVA DEL FUOCO. Tre domande semplici a chi sostiene che i viaggi sulla Luna sono avvenuti davvero (i commenti proseguono qui)


20.07.04 - Il 20 di Luglio del 1969, l’umanità festeggiava unita uno dei più grandi balzi tecnologici di tutta la sua storia. Oggi, a trentacinque anni di distanza, buona parte di essa si domanda come sia stato possibile che un intero pianeta sia stato preso per i fondelli dal presidente Nixon, che gongolava dalla felicità accanto ad un televisore che mandava immagini registate nella stanza accanto.

Ebbene: io stesso ho fatto per vent’anni il fotografo di moda, e qualcosina di diaframmi e di focali mi illudo ogni tanto di saperne. Ma nonostante le foto degli astronauti sulla Luna siano state sotto i miei occhi – come sotto gli occhi di tutti – sin da quel lontano 1969, è stato solo un giorno di qualche anno fa, a furia di sentire queste strane voci che giravano, che mi sono deciso a dare una controllata in prima persona. Sono andato al sito della NASA, ne ho scaricate una ventina, ma già alla terza mi ero reso conto con assoluta certezza di come fossero tutte clamorosamente, macroscopicamente, indiscutibilmente false. I difetti erano addirittura imbarazzanti: ombre completamente sbagliate, prospettive improbabili, appiccicature maldestre di più strati uno sull’altro, riflessi...

... rivelatori, sfondi identici in luoghi diversi, c’era di tutto. Eppure, ripeto, le avevo viste mille volte prima di allora, e non mi ero mai accorto di nulla.

Perchè una cosa è vedere, ben altra è guardare.

Un pò come per l’Undici Settembre, il problema non è tanto capire cosa sia davvero successo quel giorno, ma essere pronti ad accettarlo. Con la differenza che questa seconda menzogna copre un mostruoso atto criminale, e quindi non sarà mai giustificabile in alcun modo, mentre la prima bene o male andò a coprire un bluff irresponsabile, fatto da John Kennedy sette anni prima, ed è quasi divertente vedere come se la siano cavata gli uomini di Houston di fronte alla titanica impresa a cui li obbligò il presidente: sembrerebbe quasi più facile, infatti, andare sulla Luna davvero, che non far credere al mondo di averlo fatto, restando seduto nel giardino di casa tua.

Eppure ci riuscirono, e talmente bene che ancora oggi ci sono molte persone assolutamente convinte che sulla Luna si sia andati, e che tutto quello che si dice altrimenti sia soltanto la solita poltiglia cospiratoria.

A costoro non possiamo certo offrire una dimostrazione completa ed esauriente dei mille elementi che provano la bugia (anche perchè il lavoro è stato già stato ampiamente svolto da altri, con decine di libri documentati e convincenti), ma anche qui, come già per il 9/11, possiamo cercare di offrire un riassunto di quello che sono state le varie accuse che nel tempo hanno ridimensionato il mito della conquista spaziale.

 Le possiamo dividere grossolanamente in tre filoni:

Impossibilità fisica di allontanarsi dalla Terra. Indizi di tipo pscicologico. Falsità delle fotografie.

Impossibilità fisica di allontanarsi dalla Terra. Vi chiedo semplicemente di domandare, a chiunque abbia fatto anche solo un corso per corrispondenza Radio-Elettra, che cosa siano le fasce di Van Allen, quale sia il loro livello di potenza di radiazioni, e che cosa possa significare questo per un qualunque essere vivente che le attraversasse da parte a parte. Se per fare una semplice radiografia allo stomaco dobbiamo coprirci i genitali con una lastra di piombo spessa mezzo centimetro, calcolate che per attraversare le fasce - una vera e propria tempesta elettromagnetica, di dimensioni quasi inconcepibili per noi - bisognerebbe che la capsula Apollo fosse ricoperta da uno strato protettivo spesso almeno una decina di metri. La radiografia inolte dura mezzo secondo, mentre un ipotetico attraversamento delle fasce richiede almeno un paio d’ore. Più altre due al ritorno, per i più resistenti alla prima cottura. Una volta fuori poi dalla magnetosfera, si rimane direttamente esposti a radiazioni cosmiche di ogni tipo, con conseguenze che non è difficile immaginare.

Riporto qui quello che ho sentito in un recente documentario sullo Shuttle, dove alcuni astronauti raccontavano di aver provato, durante una delle tante missioni orbitali, ad alzarsi di qualche chilometro per avvicinarsi un oò dipiù alla zona delle radiazioni. Ad un certo punto dicono di aver cominciato a sentire un calore impressionante, ed hanno visto le pareti interne dello Shuttle diventare improvvisamente “luminose”, di un colore arancione fosforescente. Si sono quindi ributtati subito in un’orbita più tranquillizzante, e l'esperimento è finito lì. Pare che le avessero appena sfiorate.

C’è anche una divertente battuta, attribuita a Von Braun durante il party dei festeggiamenti per i Moonwalkers dell’Apollo 11, Armstrong e Aldrin. Von Braun avrebbe detto ad Armstrong qualcosa come: “Lo sai che il mondo è davvero bizzarro? Statisticamente parlando, io dovrei essere morto a Norimberga da molti anni, e tu in questo momento dovresti essere una frittura di pollo bruciacchiata che viaggia senza meta nello spazio siderale”.

Un ultimo argomento, per chi volesse supporto dalla logica e non dal sentito dire. Non vi siete mai domandati come mai, prima di mandare un uomo in volo suborbitale (Gagarin e Glenn), sia gli americani che i russi abbiano fatto le loro belle prove con scimpanzè (Koko) e cani (Laica), ma prima di uscire nello spazio aperto, pur avendo completato tre missioni di prova - andata e ritorno - verso la Luna (Apollo 8, 9 e 10), non gli sia mai venuto in mente di metterci su nemmeno un iguana col raffreddore? Così, tanto per vedere come se la cavava con le radiazioni, no?

Gli aspetti psicologici di cui parlavo non sono prove vere e proprie, ma sono conferme che si vanno ad aggiungere a quello che già appare ovvio. Ad esempio: qualcuno di voi ha mai sentito una sola intervista ad uno solo dei dodici Moonwalkers? Questi – almeno i primi due – avrebbero dovuto assurgere come minimo alla fama di un Leonardo da Vinci, di un Cristoforo Colombo, o di un Albert Einstein, nella storia mondiale, non credete? E invece chi non era già nato in quel periodo non sa nemmeno che faccia abbiano.

Dei dodici Moonwalkers poi (Apollo 11,12, 14, 15, 16, 17, con il 13 provvidenziale fallimento), solo un paio hanno in seguito lavorato nel settore areonautico. Gli altri sono spariti tutti: uno è andato a fare il pittore nel deserto dell’Arizona, un’altro si è messo a scrivere poesie trascendentali, un terzo è finito a fare il predicatore evangelico, uno ha fondato un centro di noetica, due o tre si sono attaccati alla bottiglia..... e stiamo parlando di uomini di scienza usciti da una durissima selezione fra i più freddi e tecnologicamente preparati che ci fossero, non da un gruppo di scoppiati presi a caso in un bar del Greenwich Village.

Guardate l'espressione di Armstrong, Aldrin e Collins alla prima conferenza stampa da "quarantinati":


E' quella incontenibile e luminosa di tre persone che hanno appena compiuto la più grande impresa dell'umanità, o è quella triste e frustrata di tre che sono obbligati a fare solo finta di averlo fatto?

Falsità delle fotografie

Veniamo ora alla piatto forte, le famose fotografie sulla Luna. E' attorno a questo problema che è nata e siè sviluppata l'ondata di dubbio sui viaggi lunari, che lentamente hanno gretolato le sempre più deboli difese della NASA sulla loro veridicità. Siamo arrivati addirittura al punto che, nel bel mezzo del dibattito più acceso (fine anni 80) un loro portavoce esclamò un giorno, di fronte ai giornalisti che lo tempestavano di domande: “Insomma, basta con tutte queste storie! La verità sta nelle foto!” (The truth is in the pictures.)

E guardiamole, allora, queste foto.

(Nota: Essendo stato io, come ripeto, per molti anni fotografo professionista, parlo da un punto di vista che nessuno è obbligato a condividere già in partenza. Invito quindi chiunque ne abbia la possibilità a verificare ciò che dico con un qualunque altro professionista in questo campo).

Guardare le foto della Luna, per l'occhio del professionista, è come per l'intenditore di cavalli distinguere il brocco dal campione, o per l'esperto gallerista distinguere un Rembrandt da una copia dozzinale.

E quell'occhio dice, con tranquillità assoluta, che le foto della Luna sono state scattate sulla Terra. La maggior parte nel deserto, di notte, con luce artificiale, con anche qualche raro scatto in pieno giorno (poi spieghiamo il perchè). Le altre in studio, sempre con luce artificiale. Tutte infine sono state più o meno ritoccate, molte addirittuta ricomposte, con risultati in un certo senso miracolosi, se si pensa alla tecnica primitiva di quegli anni, ma purtroppo insufficienti per l'occhio smaliziato dei tempi più recenti.

Oggi un qualunque software amatoriale è in grado di fare cento volte meglio, ed in pochi minuti, ciò che una volta richiedeva intere giornate passate a tagliare ed incollare cartoncini, per poi esibirsi in mascherature impossibili con le mani sotto l'ingranditore. Altro non c'era.

Ora, che tu scatti le foto in studio, o nel deserto di notte, ti ritrovi comunque con un campo troppo corto (dopo il perchè), e ci devi poi appiccicare per forza qualcosa in lontananza, per farlo sembrare una vera distesa lunare. Ma farlo non è facile come dirlo, specialmente se devi ripetere l'operazione praticamente per ogni foto. Eccone infatti alcune - ce ne sono davvero molte - in cui la linea di giunta con questa "lontananza" si vede fin troppo chiaramente.



La foto originale finisce dove c'è la linea, le alture dietro sono stata aggiunte dopo. Idem sotto...



... e sotto ancora: notare inoltre come spesso il colore fra i due terreni sia diverso, e soprattutto come la linea della giunta attraversi sempre il fotogramma da parte a parte, in qualunque direzione si guardi.



E' come se gli astronauti si trovassero costantemente su una specie di plateau centrale, con una qualche "vallata" di 360 gradi, non visibile da noi, che ci separa dalle alture sullo sfondo. Chissà perchè invece non ci deve mai essere un punto in cui la pendenza declina dolcemente, e vediamo il terreno antistante unirsi in maniera naturale a quello sullo sfondo.


UN RAGIONAMENTO SULLA NECESSITA' DI CERTE SCELTE

Ma perchè - viene da domandare - limitarsi ad un campo iniziale corto, per poi dover aggiungere quello che magari si poteva già trovare comodamente nella realtà? Perchè non puoi illuminare artificialmente un'intera collina - è la risposta più ovvia. Ma perchè devi illuminarla di notte, allora, quando puoi tranquillamente fotografarla di giorno? Perchè prima di tutto quella collina non è lì, ma da tutt'altra parte. Ma anche supponendo che fosse lì, e che tu avessi trovato un intero panorama che assomiglia alla Luna, di giorno c'è l'atmosfera, che ti dà quella luminosità diffusa che risulta completamente diversa dalle foto scattate in sua assenza (la luce solare colpisce le molecole dell'aria, rifrangendosi in mille direzioni, e creando effetti, aloni, filtrature, spessori, riverberi, assolutamente riconoscibili in una foto scattata sulla terra). Mentre scattando di notte, con un singolo faro (i grandi spot del cinema) non illumini tutta l'atmosfera intorno, ma soltanto il soggetto e quello che c'è subito dietro, e ciò è invece insufficiente per creare nell'aria quell'effetto di rifrazione della luce diurna.

Scattando però di notte, con una sola sorgente artificiale, puoi illuminare il terreno fino ad un certo punto e basta. (Perchè non due, o tre, o quattro sorgenti allora? Perchè avresti doppie, triple o quadruple ombre, ben difficili da giustificare con l'unico sole che abbiamo a disposizione). Ecco però cosa succede quando illumini con uno spot il terreno di notte, ma cerchi di far vedere un campo più ampio di quello che puoi permetterti.



Ti resta fuori lo sfondo lontano, completamente scuro, e il trucco si vede. (Ma perchè erano così cretini da farsi beccare, allora,se il trucco si vede? Prima di tutto, come già detto, vedi solo se guardi - anche voi questa foto l'avevate vista mille volte, ma non ve ne eravati mai accorti prima, giusto? E poi la testa era quella degli anni '60, non quella di oggi. Allora non c'erano stati i 40 anni di trucchi televisivi e fotografici che ci portiamo noi sulle spalle. infine, detto francamente, non è che si potesse fare molto meglio di così comunque, con quei mezzi.)

Ecco altri esempi dove il cono di luce si rivela.... esattamente un cono di luce, invece delll'immensa lampada celeste che è il nostro Sole.



Queste ultimi due foto servono anche ad introdurre un altro problema. Se ci limitiamo ad analizzare la zona in luce, esse sono buone imitazioni della luce solare in assenza di atmosfera: mancando infatti la rifrazione (la "diffusa") i contrasti sono forti, le ombre nette, le parti in ombra praticamente nere.

Ma ecco che quando si tratta di far vedere l'eroe che scende dalla scaletta, la zona "praticamente nera" rimasta inombra si illumina di immenso: mentre l'esposizione del terreno rimane praticamente uguale (non c'è stata quindi una forte apertura di diaframma), qui abbiamo addirittura dei brillanti riflessi nell'alluminio di protezione, che non sono assolutamente spiegabil se non con la presenza di grandi pannelli riflettori - dorati o argentati - posizionatiappena fuori campo. Ma quelli non li hanno certo portati sulla Luna, ne tantomeno lihannmo posizionati, gli astonauti. Per schiarire in quel modo l'intero LEM in ombra, stiamo parlando di svariati pannelli di qualche metro ciascuno. Ci vuole più o meno una parete bianca alta e larga come il LEM, per dare quell'effetto con l'unica sorgente che illumina di fronte.



Quella che segue è forse la foto più famosa di tutte, ma anch'essa rivela, fra le altre cose, lo stesso difetto: come mai la zona in ombra dell'astronauta è così bene illuminata, nonostante si veda chiaramente dal riflesso nel visore che non ha niente diluminoso /riflettente accanto? Cos'ha lui che non aveva l'astronauta fotografato sopra, le cui ombre erano completamente (e giustamente) buie? Qui ci sono addirittura dei riflessi brillanti, in centro al petto e poco più sotto, sulla destra.



Notate infine come anche qui si ripeta del problema del "cono di luce". da quando in qua il Sole fa quella macchia luminosa proprio al cento del'immagine, per degradare  nella penombra man mano che ci si allontana dal centro stesso? Uno spot da cinema invece, come non è difficile immaginare, si comporta proprio in quel modo. Ma se quello è uno spot da cinema, questa purtroppo non è la Luna.




Fino a qui, ho riassunto le obiezioni più generiche che sono state fatte alle fotografie nel corso degli anni. Ci sono decine e decine di casi come quelli appena visti.

Ora invece vorrei aggiungere qualche mia "scoperta" più recente. Prendiamo ad esempio i famosi "balzi" compiuti dagli astronauti, ad un sesto della gravità terrestre: se i filmati sono stati fatti sulla terra, è legittimo chiedersi come mai abbiano fatto a realizzarli.

Ebbene, qualcuno si è mai domandato perchè il design degli zaini degli astronauti sia così poco intelligente da farli arrivare fino all'altezza del casco, quando c'è tutto quello spazio libero (v. sopra) dietro alle natiche? Anche se dovessero sedersi su una panchina, mica lo fanno con la quinta vertebra lombare! Lì ci sono almeno venti centimetri buoni da guadagnare, per spostare il baricentro più in basso.

Ma se per caso i ragazzi fossero sollevati da terra con un classico sistema di pulegge e fili invisibili (sempre Hollywood), è ovvio che questi fili sarebbero invisibili contro il cielo nero, ma se ti passano accanto alla faccia, sul casco bianco, si vedono subito. Invece attaccandoli così in alto (agli angoli dello zaino) l'astronauta può essere ripreso da qualunque angolazione, senza mai rischiare di vederli.

Ecco infatti, curiosamente, come venivano allenati gli astronauti alla gravità della Luna:



Con un sistema di pulegge, sollevati direttamente dallo zaino! Qui inoltre il design poco astuto è ancora più evidente: qella fetta di zaino che avanza in alto, di circa venti centimetri, semplicemente urla per essere spostata in basso! Sarà anche ridotta, la gravità sulla Luna, ma se ti sbilanci e cadi col faccione su una roccia, non è che puoi tenere il fiato finchè ti vengono a prendere, no?

Guardate ora la posizione delle gambe dell'astronauta che salta nella foto sotto:

 

Secondo voi, ha appena saltato usando la propria forza, o tiene le gambe penzoloni perchè si sta facendo docilmente sollevare a corpo morto?



Quello che segue è un aspetto della vicenda che continua a lasciarmi di stucco. Avete presente quei mini-motorini, che ti metti sotto il sedere per andare in giro nel traffico, e che stanno praticamente chiusi dentro una 24 ore? Ebbene, questi vanno sulla Luna, dove viaggiano praticamente con i gomiti uno nella bocca dell'altro...



... e il meglio che riescono a progettare, per risparmiare spazio, è questo bisonte da campionato off-roads? Ma vi rendete conto che lì c'è pure lo spazio per tirare su due bionde di passaggio? E poi, comunque, ti sembra il caso di andare in giro per la Luna a fare tanto lo spiritoso...



...quando poi mi sollevi la polvere e si vede benissimo che lì c'è aria tanto quanto a casa mia? (Il getto dietro è soprattutto ghiaia, ma quello fra le due ruote è pieno di polvere).



L'ultima chicca ve la lascio scovare da voi. Quella che vedete è la sequenza di un' "alba" terrestre, vista dalla Luna. (Le bande diagonali sono i waterkmarks dell'agenzia che detiene io diritti).



Massimo Mazzucco

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